Val di Susa, i militanti “No Tav” annunciano una manifestazione per sabato

“La manfrina di questi mesi giunge alla parola fine” e il governo ha “gettato anche l’ultima maschera allineandosi a tutti quelli precedenti”. Pertanto adesso fermare la Torino-Lione “tocca a noi”. E’ il testo di un comunicato ufficiale del movimento No Tav della Valle di Susa, che ribadisce per sabato prossimo l’annuncio di un corteo con migliaia di partecipanti verso il cantiere di Chiomonte: “Dimostreremo fin da subito la nostra vitalità”. Il premier Conte “dimostra di non conoscere la determinazione del movimento No Tav”. E’ la conclusione di un altro messaggio nel cui testo si legge fra l’altro che il presidente del Consiglio “sa che la Torino-Lyon non serve a nulla”, “sa che si creerà un problema di ordine pubblico”, “ha ben chiaro” che “perderà tanti voti e rispetto politico” ma “non conosce la determinazione del movimento No Tav”. “Qui in Val di Susa si respira, nella migliore delle ipotesi, aria di delusione. Questi stanno scherzando col fuoco. Io ho paura della violenza, ma questa è istigazione alla violenza”. Così l’ex sindaco di Venaus Nilo Durbiano, No Tav promotore nei mesi scorsi della proposta di una mini-Tav. “Credo che il M5s abbia deciso di scrivere il proprio testamento politico – aggiunge -. La loro avventura è conclusa. Il Governo e il ministro Salvini non si rendono conto del disastro sociale che questa scelta comporterà”. “L’amarezza e la frustrazione sono legittime, spero che il Movimento 5 Stelle sia coerente in Parlamento ma d’altra parte non abbiamo il 51%…”, commenta la sindaca di Torino, Chiara Appendino. “Sono sempre stata contraria alla Tav, ma sin dal primo giorno della mia campagna elettorale ho detto che un sindaco non poteva bloccarla. Il mio auspicio è che la mia maggioranza vada avanti, visto che abbiamo tanti temi importanti”. Così la sindaca di Torino Chiara Appendino, a margine dell’inaugurazione della nuova area arrivi dell’aeroporto di Caselle, in merito alla possibilità che il sì alla Tav abbia conseguenze sulla tenuta della maggioranza pentastellata che amministra Torino.  “Sapevamo che c’era un percorso iniziato, prendo atto del fatto che il premier non sia riuscito a trovare un accordo con la Francia per una ridiscussione globale dell’opera. Da oggi la palla passa al Parlamento. Ci saranno discussioni in Parlamento”, aggiunge Appendino, ricordando che “il contratto di governo prevedeva la ridiscussione integrale dell’opera, unilateralmente non si può cambiare un accordo. L’unica strada – ribadisce – è il Parlamento”.