“Il mio futuro? Life e business coach”

Francesca Di Gioia
Nuove professioni: intervista esclusiva a Francesca Di Gioia che ci racconta come è in continua evoluzione il mondo del lavoro
di Alessandro Ceccarelli
Negli ultimi vent’anni il mondo del lavoro ha subito profonde e costanti trasformazioni. Dall’avvento di internet che ha ‘sconvolto’ il concetto stesso delle professioni, alla globalizzazione, siamo ormai in una situazione di continui cambiamenti che spesso sono necessari per ‘sopravvivere’. Anche la recentissima pandemia Covid e il conseguente lockdown ha ribadito ancor più radicalmente e rapidamente la necessità di ripensare e rivedere il mondo del lavoro. Per molti è stato quasi uno choc il duro regime tra i primi di marzo e il 4 maggio. Per alcuni invece è stata una buona occasione per riflettere sulla propria vita e sul proprio lavoro. Ancora oggi milioni di persone abituate ad andare tutti i giorni in ufficio lavorano a casa in smart working. Qui a Milano siamo entrati in contatto con una persona che proprio durante il lockdown ha avuto una rivelazione illuminante che molto probabilmente cambierà la sua vita personale e professionale. Stiamo parlando di Francesca Di Gioia, diplomata in Lingue, che da circa 26 anni lavora in ruoli di responsabilità commerciale e operativa in importanti realtà multinazionali e non, in ruoli come export manager e operations manager.
Come ti sei avvicinata al mondo del Business coach?
R: Innanzitutto ci tengo a precisare che non è solo Business ma Life e Business Coach. Diciamo che era un sogno riposto nel cassetto da diversi anni che non avevo avuto il coraggio di perseguire prima. Il periodo di quarantena che abbiamo vissuto mi ha dato la possibilità e il tempo per riflettere meglio su cosa volessi dalla mia vita e su cosa volessi diventare, mi ha fatto pensare a cosa mi avrebbe reso davvero soddisfatta e felice. Cosi ho riaperto quel cassetto e ho deciso di realizzare quel sogno. Diversi anni fa avevo partecipato a due presentazioni diverse di due dei più conosciuti coach del momento e mi ero informata presso scuole formative in materia. Avrei dovuto iscrivermi successivamente ad un corso di formazione ma non l’ho fatto per convinzioni limitanti che mi hanno fatto demordere, diventare una libera professionista mi faceva paura.
Il Business coaching si rivolge ad imprenditori, liberi professionisti e manager che intendono migliorare la propria performance all’interno della loro realtà lavorativa. Quali tecniche hai imparato per questa tua nuova scommessa professionale?
R: Frequento un programma di European Coaching & NLP Program progettato con le massime certificazioni, presso la scuola “Allenati per l’Eccellenza” accreditata ICF, la più grande federazione professionale al mondo di Coach, che condivide e garantisce elevati standard di professionalità ed etica. Ad ottobre 2020 otterrò una doppia certificazione internazionale: certificazione top level ACTP di ICF, Accredited Coach Training Program; certificazione di Diploma in Programmazione Neurolinguistica della INLPTA. Entro la fine di ottobre 2020 sarò accreditata ufficialmente ad ICF. Grazie al ricco programma del corso ho appreso tecniche precise e dettagliate da applicare sul singolo o su un team al fine di raggiungere l’obiettivo scelto dal cliente. Partiamo dalla definizione di quello che è il coaching. La parola Coach deriva dal francese coche (cocchio), il sostantivo divenne poi verbo, in inglese, e il trasporto da un punto A ad un punto B venne definito coaching. Il Coach è quindi colui che ti accompagna mentre il coaching viene definito oggi come un processo di partnership finalizzato al raggiungimento degli obiettivi definiti. Il coach ti aiuta ad andare da dove ti trovi a dove vuoi arrivare scoprendo autonomamente le tue risorse, a volte dormienti, grazie all’uso mirato di domande potenti. Nella preparazione atletica ad esempio il coach è l’allenatore. Quindi un life coach è un allenatore di vita. A volte capita che il coach venga confuso con altre figure professionali come lo psicologo o il counselor; sono ruoli decisamente diversi. Le tematiche che si possono affrontare nel coaching non sono le stesse che può affrontare uno psicologo e devono essere per etica a lui demandate. Il coach non è qualcuno che ha la bacchetta magica o la verità in tasca, chi comincia un percorso di coaching non riceve dal coach alcun consiglio o suggerimento: il coaching non é consiglio e non é giudizio. Strumenti come la ruota della vita o del lavoro, l’estrazione dei valori, il meta modello, le sottomodalitá, la matrice cartesiana sono solo alcune delle tecniche applicabili. Anche la PNL in modalità coaching può essere utilizzata dopo aver ricevuto autorizzazione da parte del Coachee (cliente), seguendo determinate regole, per aiutarlo a sbloccare alcune situazioni più velocemente. La responsabilità di un percorso di coaching, a differenza di altri percorsi più clinici, sta nelle mani del cliente. Chi guida e decide dove portare le sessioni è il Coachee, non è il coach a definire all’inizio della sessione l’obiettivo e l’argomento: l’agenda è responsabilità del cliente. Nella sessione iniziale, che dura più delle successive (circa un paio di ore), viene definito l’obiettivo e smarterizzato, cioè l’obiettivo deve essere Specifico, Misurabile, bisogna definirne le Azioni necessarie al suo raggiungimento, Realistico, bisogna individuarne il Timing, chiedersi se é Etico ed Ecologico ed infine bisogna Registrarlo. L’allineamento tra obiettivo e valori del Coachee é fondamentale al raggiungimento di un buon risultato.
In sintesi cosa fai quando entri in contatto con una persona che vuole migliorarsi a livello professionale?
R: È bene chiarire che in ambito professionale il coach non è un formatore a meno che non ne abbia capacità e competenze specifiche chiaramente dichiarate e concordate. Il coach non forma l’individuo, bensì lo aiuta a rilevare la situazione attuale, le risorse necessarie per evolvere e come applicarle. Il business coaching può essere applicato al singolo individuo oppure ad un team, reparto o azienda. La triangolazione tra committente, Coach e Coachee é l’aspetto caratterizzante che rende la relazione più complessa. Le tematiche possono spaziare dalla difficoltà di gestione dello staff, difficoltà comunicative, miglioramento della leadership alla riorganizzazione aziendale, miglioramento del clima aziendale e aumento del fatturato. Si può lavorare sulle ‘soft skills’ (competenze trasversali, ndr), ma non a livello di conoscenze tecniche professionali.
In che cosa consiste la doppia certificazione che otterrai il prossimo mese di ottobre?
R: Il prossimo ottobre mi accrediterò a I.C.F (International Coach Federation). La professione del coach non è regolamentata, non esiste infatti una normativa dettagliata a riguardo che obblighi ad avere ad esempio un attestato o un’iscrizione ad un albo. I.C.F si prefigge il compito di fare chiarezza in questo ambito, è una federazione che stabilisce le caratteristiche fondamentali che un coach deve avere, le regole che deve rispettare, ossia cosa deve e non deve fare e in che modo si deve svolgere una sessione di coaching, dalla prima a quella finale. L’accreditamento ad ICF è a pagamento e impone il superamento di un test scritto che certifichi le competenze del Coach ed il rispetto dei fondamentali stabili dalla federazione. Tale test può essere effettuato solo dopo aver svolto un minimo monte ore di coaching. ICF è in definitiva la più alta istituzione in ambito coaching che regolamenta questa figura e questa professione.
Questa professione si prefigge anche di migliorare la propria vita personale e relazionale. In che modo?
R: Si può lavorare in diversi ambiti. Il coach ti può aiutare in un percorso di crescita in ambiti quali ad esempio la sicurezza, l’autostima, la gestione delle relazioni, sia sentimentali che professionali, le convinzioni limitanti, la motivazione personale e in generale la soddisfazione di se. L’individuazione di quello che potrebbe essere l’obiettivo ideale per il cliente al fine di essere più soddisfatto e felice della sua vita attuale. La gestione dei conflitti, della rabbia, delle reazioni, di quell’intelligenza emotiva che in alcuni è più sviluppata che in altri, non punta al controllo delle emozioni ma alla loro miglior gestione. Si parte nel coaching da una mappatura di quella che è la situazione attuale e, con l’utilizzo degli strumenti prima elencati e di domande potenti, ci si avvicina sempre più all’obiettivo individuato. Con la ruota della vita ad esempio il Coachee esprime il suo grado di soddisfazione attuale in diversi settori della sua vita come ad esempio la famiglia, l’amore, la salute, la crescita personale, la carriera, la situazione finanziaria, le attività del tempo libero e l’amicizia. Questa ruota della vita, strada facendo, poi viene rivista e, nella maggior parte dei casi, il grado di soddisfazione cresce con sorpresa del Coachee. Ogni settore della propria vita comunica con altri settori anche se differenti e migliorandone anche uno solo spesso i benefici ricadono anche su altri. Altra cosa importantissima che testimonia la serietà e la ricerca costante di una performance sempre migliore é il feedback che viene sempre richiesto al Coachee. Alla fine di ogni sessione il coach chiede al cliente come è andata, cosa ha appreso, cosa sarebbe potuto andare in maniera diversa e se é soddisfatto. Il feedback per il coach è essenziale per imparare a correggersi, mettersi in discussione se é necessario, creare un migliore rapport e rafforzare l’alleanza con il suo Coachee. Il Coach non è su un livello immaginario superiore al suo Coachee ma sono seduti entrambi sulla stessa linea.
E’ circa un anno che ti stai occupando di questa nuova professione, quali sono gli obiettivi che ti sei posta tra sei mesi o un anno?
R: Entro l’inizio dell’anno prossimo vorrò fare solo questo come professione nella mia vita. Ovviamente il momento non è dei migliori in Italia e probabilmente dovrò procedere in parallelo con il mio lavoro attuale. Durante il lockdown ho offerto da casa in remoto delle sessioni gratuite partendo da un semplice messaggio pubblicato su Facebook. Volevo mettermi alla prova, capire se volevo veramente seguire questo progetto, quanto potesse davvero piacermi ed esserne portata. Mi sono proposta su Facebook chiarendo che non ero certificata ma che mi servivano volontari per poter fare pratica. La risposta é stata sorprendente: ho trovato sette persone che hanno deciso di darmi fiducia. Abbiamo quindi iniziato con loro un pacchetto di sei sessioni, una volta alla settimana. Devo dirti Alessandro che quando ho letto i loro feedback e me li hanno comunicati verbalmente ho provato una soddisfazione enorme. Alcuni mi hanno commosso profondamente, non mi aspettavo la loro risposta e neanche il raggiungimento dei loro obiettivi come accaduto. Sicuramente il fatto che io l’abbia offerto in forma gratuita mi ha fatto partire con un alto grado di fiducia da parte loro e li ha aiutati a dirmi di sì. Scoprire la soddisfazione che ho provato nel sentirmi dire ‘mi hai aiutato’, ‘ho raggiunto il mio obbiettivo in sei sessioni’, ‘grazie davvero per quello che mi hai regalato’ è stato impagabile e illuminante. Ho scoperto che mi piaceva e ho deciso che era quello che volevo fare: aiutare gli altri per essere più felice. Coraggio e autostima come i grandi leader e i grandi trasformatori, queste sono le caratteristiche sulle quali ho deciso di puntare.
In un prossimo futuro in cui sarai libera professionista come funziona la ricerca dei clienti?
R: Avrò ovviamente un mio sito e una piattaforma innovativa per la gestione delle sessioni. Ho inoltre un progetto, una nuova idea non presente attualmente sul mercato italiano. L’intenzione é quella di lanciarla prima a Milano, poi a Roma e successivamente su altre città strategiche d’Italia. La stessa idea esiste attualmente con successo solo a Londra e andrebbe incontro alle attuali e future esigenze del mercato che avanza sempre più verso il digitale e il virtuale. Il mio coaching non sarà solo nel classico studio che tutti conoscono ma proietterà il mio Coachee in un’esperienza sensoriale a 360 gradi. .
Questo progetto lo metterai in pratica da sola o con dei soci?
R: ho parlato del progetto ad una mia collega Coach e le è piaciuta tantissimo l’idea. Ho preparato un business plan e voglio provare a presentarlo nel 2021 al Fondo Europeo che incentiva iniziative nel mondo digitale. Oppure, chissà, il giusto finanziatore magari mi sta leggendo in questo momento…
Hai già qualche idea di come chiamare il sito?
R: Il mio brand è “FDG Coach Your Life”, questo sarà anche il nome del mio sito. Il nome del mio progetto innovativo invece é ancora in fase di studio, ho due o tre ipotesi sulle quali sto riflettendo ma voglio essere certa che trasmetta immediatamente il messaggio. Sarai il primo a saperlo Alessandro, promesso!

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