martedì, Febbraio 27, 2024

Stroncato un giro di usura con appoggi sul litorale

Sei arresti a Roma, in manette anche una donna titolare di un Caf di Fiumicino. La figura di maggior spicco, un 40 enne incensurato autista di scuolabus

Si è conclusa nella tarda mattinata di ieri l’operazione antiusura da parte della Squadra Mobile Sezione “Reati contro il Patrimonio” che ha eseguito sei misure cautelari dopo aver individuato e ricostruito le vicende criminose di soggetti che elargivano prestiti ad interessi usurari a diversi piccoli imprenditori e persone in difficoltà economiche della zona sud-orientale della Capitale. Come riferisce ‘Il Faro on line’, tra le persone ristrette ad domiciliari figura anche una donna di 45 anni, romana con precedenti per reati contro il patrimonio e titolare di analogo sportello Caf a Fiumicino Agli indagati, di età compresa tra i 45 e gli 82 anni, che operano prevalentemente nel quartiere capitolino “Portuense” e sono stabilmente inseriti nel tessuto criminale romano, sono contestati i delitti di usura ed estorsione aggravate, lesioni aggravate nonché esercizio abusivo di attività finanziaria. Le indagini, che hanno portato all’operazione “Sportello (Anti) Usura”, sono scaturite da alcune denunce raccolte da vittime nei quartieri Portuense-Marconi-Trastevere, in cui i principali indagati, individuati nelle persone più anziane ed “esperte nel settore”, avevano istituito la loro base operativa presso lo sportello Caf di via Ettore Rolli, che insiste in zona, dove venivano fissati appuntamenti con i clienti, concessi materialmente i prestiti di denaro ed effettuate le riscossioni. Proprio lo sportello del Centro di Assistenza Fiscale era sfruttato come base operativa da un 78enne, pienamente dedito all’attività usuraia e con pendenze penali per fatti analoghi, poiché in grado di raccogliere un considerevole bacino di potenziali vittime. Alla “gestione amministrativa” dello sportello, peraltro posizionato nella stessa zona delle abitazioni degli indagati, partecipava anche il “socio”, un 28enne ben noto nell’ambiente ed in stretto contatto con altri usurai della zona, mentre un terzo soggetto, un 57enne abruzzese, si occupava del recupero crediti presso le vittime. Il quarto uomo coinvolto era sfruttato soprattutto per le sue modalità violente, il cui operato si è caratterizzato per la sua spiccata indole violenta esternando una pericolosità fuori dal comune. La figura di maggior spicco è senz’altro un 40enne romano che, sebbene incensurato e di professione conducente di scuolabus, è risultato dedito a fatti di usura da oltre quindici anni: insospettabile personaggio contraddistinto dal più marcato temperamento criminale tra gli indagati, è destinatario del provvedimento di custodia cautelare in carcere, anche alla luce delle sue condotte aggressive in grado di terrorizzare le vittime di usura. Avrebbe, infatti, in più occasioni, minacciato le vittime con armi da sparo e usato violenza, portandole in luoghi isolati e pretendendo la promessa dei pagamenti o la mancata denuncia. Tra le persone ristrette ai domiciliari figurano inoltre un 47enne incensurato impiegato nel settore della compravendita di autoveicoli, e una donna di 45 anni, romana con precedenti per reati contro il patrimonio e titolare di analogo sportello Caf a Fiumicino, dotati di consistenti capacità economiche dedotte dalla loro facilità nell’elargire frequentemente prestiti di denaro, mentre a carico di altre due persone, di 49 e 59 anni, quest’ultima titolare di un’agenzia di servizi nella Capitale, denunciati in stato di libertà, è stata eseguita una perquisizione domiciliare. All’esito delle investigazioni, condotte grazie all’attività tecnica, realizzata attraverso intercettazioni, analisi dei video e approfondimenti bancari, sviluppatesi a cavallo tra la fine del 2019 ed i primi mesi del 2020, è stato possibile ricostruire le mansioni svolte da ciascun indagato, secondo un preciso progetto illecito consistente nella sistematica concessione di prestiti di denaro ad interessi usurari a soggetti in difficoltà economiche, con l’aggiunta di eventuali maggiorazioni che venivano comminate in caso di ritardo nei pagamenti. Lo schema seguito per la concessione dei prestiti è venuto alla luce mediante gli approfondimenti investigativi, attraverso cui si è accertato che gli interessi praticati da corrispondere a cadenza mensile oscillavano tra il 20 ed il 40%. La modalità di estinzione invece si basava sul modello c.d. “a fermo”, metodo notevolmente insidioso e vessatorio: la vittima, infatti, si vedeva costretta a pagare interessi fissi mensili che, sebbene altissimi, non andavano ad intaccare la quota capitale. Per estinguere il debito, quindi, era necessario pagare per intero la somma inizialmente ottenuta in prestito, pur avendo già versato in interessi somme pari complessivamente al doppio, al triplo se non addirittura a cinque volte l’ammontare ricevuto. La resistenza delle vittime di usura veniva superata mediante estorsione, perpetrata con minacce ed aggressioni fisiche, facendo leva spesso sulla forza intimidatrice dettata dall’ingenerare nelle vittime la convinzione che soggetti appartenenti ad organizzazioni criminali “napoletane” fossero sulle loro tracce, in quanto in stretti rapporti con gli arrestati. Il sistema operativo delittuoso ben collaudato, risalente nel tempo e ben articolato sul territorio della Capitale, nei quartieri Portuense e Marconi, non ha subito arresti neanche durante l’emergenza dettata dalla pandemia da Covid-19 e il vigore delle restrizioni imposte in base alle quali gli indagati hanno riorganizzato la propria attività delittuosa. L’attività di contrasto ai fenomeni usurai, coordinata dall’apposito Pool Anti-usura del gruppo Reati contro il Patrimonio della Procura della Repubblica, ha permesso nell’ultimo periodo di concludere varie operazioni con l’arresto e la denuncia di circa quindici persone smantellando alcune reti criminali nelle zone poste a sud-ovest di Roma. Le principali vittime infatti, in gran parte gestori di attività commerciali dedite alla ristorazione, alle riparazioni meccaniche in ambito automobilistico, ed alla fornitura di servizi di varia natura, per ovviare alle difficoltà economiche hanno fatto ricorso a prestiti di natura usuraia finendo per diventare vittime dei loro creditori. Con l’esecuzione dei provvedimenti, compiuta alle prime ore della mattinata odierna, un soggetto è stato associato alla casa Circondariale di Regina Coeli, mentre altri cinque ristretti agli arresti domiciliari e due denunciati; all’esito delle perquisizioni domiciliari effettuate dal personale di Polizia impiegato, è stato possibile inoltre recuperare importante materiale probatorio, al vaglio dell’Autorità Giudiziaria. Per dovere di cronaca, – come precisa Il Faro on line – e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.
Redazione
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