L’angolo life e coach/ L’arte di accettarSI (autoaccettazione) come chiave per il successo

Lucia Barbieri

Accettare quello che si è e non rimanere ancorati a come si vorrebbe essere o come vorremmo essere visti dagli altri. Accettarsi senza sconti, conoscere i propri limiti ma al tempo stesso valorizzare i punti di forza è la chiave per costruire relazioni autentiche e costruttive con gli altri e poter raggiungere il successo personale (e anche professionale).

In un precedente articolo abbiamo visto l’arte dell’accettare le cose che non posso cambiare, cosa è e non è l’accettazione e come fare a raggiungerla. In questo articolo andiamo più nel dettaglio in quella che è l’arte di accettare se stessi, l’autoaccettazione.

L’autoaccettazione è incondizionata

Innanzi tutto, dobbiamo chiarire che non posso accettarmi a metà o solo per alcuni aspetti.

Accettarsi (o autoaccettazione) è l’abilità di accettare se stessi in modo totale, accettare come sono e non continuare a immaginare come sarebbe se fossi diversa, secondo i miei ideali o gli ideali di chi mi circonda.

Mi libera dal peso di dover preoccuparmi di come appaio ma al tempo stesso mi richiede un grosso sforzo di autenticità, senza se e senza ma.

Ma è proprio questo il segreto. Se io mi accetto, con limiti, errori, scelte sbagliate e tutto, lo faranno “magicamente” anche gli altri (e se qualcuno non lo fa, forse vuole una persona diversa da me e quindi è bene lasciare perdere).

Se io raggiungo il livello di autoaccettazione, sarò soddisfatta di me stessa proprio perché non mi pongo obiettivi irrealizzabili (il che non vuol dire non porsi obiettivi sfidanti). Smetto di mettermi in dubbio costantemente e di costellare la mia mente di pensieri e aspettative negative che alla fine si trasformano, chissà come mai, in realtà.

Vediamo più nel dettaglio come fare.

L’autoaccettazione è riconoscere i propri limiti

Per alcuni può essere facile (chi è normalmente portato a criticarsi e giudicarsi sempre), per altri meno (per chi il proprio ego diventa a volte un boomerang). Per tutti è necessario.

Per fare questo devo ascoltare i giudizi, opinioni, idee degli altri in modo da essere più obiettiva (non troppo autocritica ma neppure troppo indulgente).

Questo però non deve portare a giudicarmi, a dare sentenze definitive su errori e scelte sbagliate che posso aver fatto. Le ho fatte. Punto. E vado avanti (vedi L’arte di accettare su come lasciar andare).

Mi serve come base di partenza, una visione lucida su cosa posso migliorare, se possibile, o cosa devo stare attenta nel gestire. Io, per esempio, so di avere poca pazienza, ci lavoro costantemente ma dubito che diventerò la miglior discepola del Dalai Lama, e per questo cerco di stare attenta a non esagerare, o quantomeno a saper distinguere i campi e le situazioni in cui devo controllarmi.

L’autoaccettazione è sapersi perdonare

Riguardo alle scelte sbagliate o errori, ormai irrevocabili, devo saperli usare come insegnamento ed esperienza. Avrei potuto agire diversamente? Senza dubbio. Avrebbe avuto un effetto diverso (magari positivo?). Forse sì… o forse no. Ormai è inutile pensarci e decisamente solo frustrante e controproducente.

Soprattutto devo sapermi perdonare. Lasciare andare il senso di colpa che mi blocca e imparare ad essere più gentile e accogliente verso i miei sbagli. Devo essere meno rigida nel pretendere la perfezione da me stessa, di dover avere sempre ragione e si essere sempre “vincente”. Devo saper accettare momenti di fatica o di delusione, per poter ricaricare le batterie e ripartire.

L’autoaccettazione è empatia

Il capire e accettare i miei limiti mi porta anche a meglio riconoscere quelli degli altri, a avere maggiore empatia. Il sapermi perdonare mi fa entrare in sintonia con gli altri. Avrò una sensibilità e accoglienza maggiore verso gli errori e le mancanze di chi mi circonda, senza essere ultimativa, ma cercando di capire e soprattutto concedendo altre chances, come le devo concedere a me stessa. Questo mi porterà anche ad accettare i tempi dell’altro (non solo quanto ci mette a prepararsi o a scegliere un abito da comprare!). Quasi mai i nostri tempi e quelli degli altri coincidono. All’inizio, per esempio, di una relazione una parte può avere le idee chiare dall’inizio mentre l’altra parte ha più bisogno di capire, testare e riflettere. Non c’è un giusto o sbagliato: dipende dal nostro modo di essere e di porci (più o meno impulsivi o riflessivi) o dalle nostre esperienze passate (bruciature e ferite che ci fanno muovere con più accortezza o a volte diffidenza). Ma capire che l’altro/a ha bisogno di tempi diversi, sapere aspettare, ci dà le basi per una relazione basata sul rispetto e la comprensione (che ovviamente deve essere in entrambi i sensi: chi ci mette 2 ore a prepararsi…deve impegnarsi a sbrigarsi, per andare incontro a chi lo sta aspettando pazientemente!!).

L’autoaccettazione è autostima

Accettarsi implica il vedere i punti di forza che ho, e come posso ancora migliorarli. Non sempre è facile capire quali possano essere, a volte addirittura non considero tali aspetti positivi e costruttivi della mia personalità. Per questo, anche qui, può essere utile chiedere a chi mi circonda, e molto spesso sarò sorpresa nel vedere come aspetti che ho sempre considerato punti di debolezza per gli altri appaiono il contrario.

Se ho una bassa opinione di me, non avrò la motivazione giusta per raggiungere i miei obiettivi e il successo che mi sono prefissata. In più, questa mia percezione, che io lo voglia o no, passa all’esterno e viene percepita dagli altri. È collegato alla sindrome dell’impostore, cioè quando sono io stessa a bloccare il mio successo perché non mi ritengo all’altezza (e invece lo sono).

Devo diventare la miglior fan di me stessa. Devo fare il tifo per me stessa. Non devo tifare per la squadra avversaria (i pensieri e aspettative negative) ma per la me migliore! Se non lo faccio io, come posso pretendere che gli altri credano in me?

Devo avere fiducia in me, credere nel mio potenziale. Altrimenti sono solo storie fantastiche che mi racconto, ma non mi schioderò mai da dove sono.

L’autoaccettazione è amor proprio

L’accettarsi implica il saper esattamente cosa voglio e cosa no. È il volersi bene incondizionato che mi “obbliga” anche ad un sano egoismo. Anche se va contro al mio voler sempre essere disponibile, essere amata a volte devo saper dire di no, per il mio bene e quello degli altri (è controproducente dire sempre sì, se poi non posso soddisfare le reali esigenze o, ancor peggio, mi rende frustrata e maldisposta).

È un po’ come quando in aereo ci dicono che, in caso di emergenza, dobbiamo mettere prima in sicurezza noi stessi e poi gli altri (anche i bambini!!). Può sembrare crudele, in realtà è molto realistico e pratico, ovviamente. Se non sono io in sicurezza non posso aiutare chi ha bisogno di me.

L’amor proprio implica un atteggiamento e approccio maturo, consapevole e responsabile, senza il timore di sembrare una brutta persona. Se agisco in modo autentico e sincero probabilmente storceranno le labbra, ma capiranno la mia posizione, il mio rifiuto e l’accetteranno.

L’autoaccettazione è autenticità

Per finire e riassumere un po’ il tutto, si può dire che l’accettarsi implica essere se stessi. Implica essere autentico.

Difficilmente potrò raggiungere un successo duraturo e costruttivo se non sono me stessa, se fingo di essere qualcun altro. Magari otterrò piccoli riconoscimenti, ma saranno briciole e soprattutto non saranno per me.

Accettarsi, quindi, in tutti gli aspetti negativi e postivi, lavorare per migliorarsi, e accettare le circostanze nelle quali mi trovo in modo realistico mi rende stabile, flessibile e forte: gli ingredienti indispensabili per il successo. Accettare chi sono mi permette di lavorare per migliorarmi e di avere il potere di diventare la migliore versione di me stessa!

“Se avete fiducia in voi stessi, ispirate fiducia agli altri.” Johann Wolfgang von Goethe

Lucia Barbieri life coach e formatrice

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