Crisi di governo, il punto della situazione tra “aperture” e “paletti” dei partiti a Mario Draghi

Il presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi
Se è vero che via via sembra aumentare il fronte delle forze politiche pronte a votare la fiducia al governo guidato da Mario Draghi, è altrettanto vero che, in maniera quasi proporzionale, con l’andare avanti delle consultazioni aumentano anche i ‘paletti’ che ciascun partito dissemina sul cammino dell’esecutivo. Ad eccezione di Italia viva, il cui leader garantisce sostegno a Draghi “indipendentemente da quanti ministri tecnici e politici ci saranno”, assicura Matteo Renzi, sono oggi Lega e Leu a ‘dettare’ le loro condizioni. Matteo Salvini mette in chiaro che l’appoggio della Lega è imprescindibile dalla presenza di ministri del partito di via Bellerio in squadra: “Non facciamo le cose a metà, se ci siamo ci siamo, altrimenti diamo una mano dall’opposizione come abbiamo fatto nell’ultimo anno e mezzo”, spiega il leader. “Se ci sono spazi per aiutare milioni di italiani che hanno bisogno noi ci siamo. Sarebbe ingiusto dire sì o no a prescindere”. Salvini, come preannunciato dal suo vice Giancarlo Giorgetti, ribadisce che non esistono vie di mezzo, come l’appoggio esterno: “Non è il momento di cose strampalate. O ci sei o non ci sei”. Ma è proprio la possibile presenza della Lega nella compagine di governo che preoccupa Leu. Tanto da mettere il veto: “Serve una maggioranza omogenea”, premette il capogruppo Federico Fornaro al termine delle consultazioni con Draghi. “È evidente che una nostra firma sotto un programma di governo in cui ci sia la flat tax non ci potrà mai essere”, sottolinea. Ma il malumore interno al Movimento non si placa. Alessandro Di Battista continua a ‘picconare’. “Ogni ora che passa, per quanto mi riguarda, si aggiungono ragioni su ragioni per dire ‘no’ a Draghi”, scrive sui social. E all’endorsement fatto ieri da Giuseppe Conte all’uomo di Francoforte, con la condizione che sia un governo politico, l’ex deputato pentastellato replica: “Governo politico è una parola che non ha alcun senso in questo scenario”.