Intervista esclusiva ad Angelo Alfani: “Amministrazione Pascucci: tenerezza, delusione e rabbia”

Angelo Alfani

“…è un luogo in cui la bellezza e la devastazione della bellezza sembrano sfuggire ad ogni tentativo di cercarne rimedi e ragioni”

di Alberto Sava
L’intervista di oggi è a misura di quotidiano che si occupa di stampa locale a tutto tondo. A domanda risponde e ci troviamo immersi nel sapere, nell’umore, nelle difficoltà e nelle passioni di una comunità che vive a dimensione paese. Abbiamo incontrato Angelo Alfani, nato a Cerveteri dove, a parte una ventina di anni passati in Emilia, è cresciuto e vive. La storia, i traumatici cambiamenti, le rotture non risanabili, accanto alla bellezza trainante di Cerveteri sono stati da lui raccontati nei numerosi articoli e libri pubblicati. Uno sguardo non retorico, a volte dolorante, sempre e comunque intriso di amore per il suo luogo d’origine. Angelo è un uomo di cultura letteraria ed umana, profondo conoscitore della storia e delle radici della Capitale della cultura etrusca che vive con passione, a volte con sofferenza, la realtà della Cerveteri di oggi.
Lei è un profondo conoscitore della società cerveterana: quali sono le differenze tra la politica di ieri e di oggi e quali le differenze tra gli amministratori di ieri e di oggi?
“Questa è una domanda che mi fa sentire vecchio quanto Enoch, uno dei patriarchi dell’Antico Testamento. Più che un noioso patriarca desirerei essere letto come uno zio che ne ha viste tante, per questo testimonia, pur cosciente dell’ineluttabilità del corso della storia. Dalla politica come passione etica respirata fino in tenera età e quella dei professionisti di oggi, con contorno di accidiosi, sembra siano trascorse ere geologiche, non pochi decenni. Se amministrare la cosa pubblica consiste nella capacità della mediazione tra esigenze diverse, talora contrastanti, cercando di trovare il migliore equilibrio, sono abbastanza convinto che gli anni dalla metà del ‘50 alla fine del ‘64, in cui si è visto al governo cittadino l’unica ed autentica esperienza di Sinistra, possano essere definiti come quelli del Miracolo cervetrano. E lo dico cosciente di correre il rischio di essere tacciato di presunzione parentale. I due sindaci Alfani, riuscirono a far fronte ai piccoli e grandi problemi di una comunità in forte crescita. Dovettero in sovrappiù affrontare le nuove e straordinarie problematiche di centinaia di famiglie, piovute da ogni dove, nelle terre del latifondo incolto; la sempre più pressante voglia di indirizzare le scelte amministrative e di autonomia dei ladispolani, le opere pubbliche lasciate in sospeso, con una maggioranza in cui non vennero mai meno degli autentici cecchini. Errori ne commisero ovviamente, uno su tutti: l’impossibilità a far passare un Piano regolatore generale che avrebbe dato al territorio un indirizzo non di puro e semplice consumo. Va da se che altre esperienze amministrative hanno provato con passione ed onestà intellettuale a trovare soluzioni ai problemi, riuscendo, a mio modesto parere, soltanto a tamponare, a ritardare l’epoca procellosa. In tempi oramai biblici c’erano poi i partiti, quelli veri non gli ectoplasmi di oggi: ridicoli assemblaggi di interessi familistici, delle professioni, simili all’indistinto gruppo di ciclisti alla partenza: nasi attenti a fiutare chi potrebbe vincere, per tirargli la volata. Credo che l’elezione diretta del primo cittadino sia stata la ghigliottina della democrazia partecipata, già di per se deficitaria. Osservare oggi i codazzi dei signorsì, la mediocrità diffusa al potere, rende plastica la differenza tra lo ieri e l’oggi”.
Negli anni ‘70/‘80 Cerveteri si sviluppava e cresceva. Nei decenni a seguire tanti progetti sono rimasti al palo solo per incapacità dei governanti locali?
“Domanda complicata che richiederebbe troppo spazio per meglio articolare una risposta esaustiva. Se è opinione diffusa e condivisibile che quel decennio abbia fatto crescere e sviluppare Cerveteri, bisognerebbe anche chiedersi a quali costi è avvenuta la crescita e in quale direzione è avvenuto lo sviluppo. Mia convinzione, e quanto avvenuto in anni recenti lo ha dimostrato, è che abbiamo assistito ad un fagocitare irreversibile del territorio ad uso e consumo della media borghesia commerciale romana che ha investito nel mattone a mare, ed ovviamente negli interessi precipui dei proprietari dei terreni e dei gestori degli infiniti metri cubi. Il tutto senza altra visione di sviluppo, nessuna altra alternativa su cui investire i tanti quattrini piovuti in terra cervetrana. Migliaia di milioni evaporati. “Dormirono il loro sonno e nelle loro mani non si trovò più alcuna ricchezza” salmo 75,12. Era inevitabile questa deriva vista la piovra dai lunghi tentacoli rappresentata da Roma? Forse, anche se la mancanza di visione e la logica del vivere da cicala ne è stata una delle cause, e non la secondaria. Quando, in anni recenti, è avvenuto l’abbandono, causato anche dalle non risposte pubbliche, dei primigeni villeggianti della case al mare, sostituiti da una classe “espulsa” dalla Capitale, si è evidenziata la fragilità dello sviluppo legato al cemento. Sono in molti che attribuiscono a Cerenova, Campo di mare, Valcanneto, ed ai tanti enclave della parte bassa del capoluogo, l’appellativo di dormitorio. Come potevano essere portati a casa altri progetti se queste erano le premesse, se queste erano le logiche e le manifeste in-capacità della classe politica? Cito tre paradossi, i primi che mi vengono in mente. Come è possibile che Cerveteri, Necropoli per antonomasia, debba costringere i suoi cittadini ad esportare i propri cari in cimiteri limitrofi? Come è possibile un accesso al Paese simile al circuito di Montecarlo con automobili che girano intorno ad una insulsa Piazza ed una ancor più indecente ammucchiata di tufi imbiancati dal cloro, e ridiscendono per la scesa, avendo come pit stop il camioncino dei porchettari valleranesi? Abbattuta la vecchia scuola elementare che fungeva da splendida quinta, possibile che a nessuno sia venuto in mente di prolungare il giardino fino alle quattro splendide magnolie? Come è possibile lasciar morire centinaia di pini e cipressi dell’autostrada della Necropoli, ricordata da grandi romanzieri come rara bellezza, e contemporaneamente sperperare milioni per una doppia biglietteria, ingombrante e presuntuosa? Se la terra vissuta come eredità ricevuta dai nostri padri ad uso e consumo indiscriminato, e non come prestito da restituire ai nostri figli e nipoti, come non aspettarsi forme di egoismo indiscriminato? Se la soluzione più semplice, a fronte delle difficolta dell’agricoltura, è stata quella di riempire le campagne di ville, con chi vogliamo prendercela? Per rendere al meglio l’idea di quanto avvenuto mi raffiguro un grande ed utile invaso d’acqua racchiuso dalle antiche mura: tolto un quadrone la valanga precipita, devastante”.
Amministrazione civica del sindaco Pascucci, tantissime promesse mancate: cosa paralizza Cerveteri? Quanto pesa sulla paralisi di Cerveteri la superficiale incisività dell’esecutivo e dei consiglieri dell’attuale maggioranza?
“Mi viene da rispondere con tre parole: tenerezza, delusione e rabbia. Come ho scritto infinite volte Cerveteri da decenni si trova di fronte dei Moloch, divenuti insormontabili perché non risolti, o perché affrontati da una posizione di subalternità o al contrario con chiusure ed ostilità. Risultato!?L’avvitamento su se stessa, la assoluta mancanza di futuro. “Manco Mandrache ce po’ salva’ “direbbe un cervetrano di origine controllata, merce sempre più rara. Di Cerveteri si potrebbe dire quanto scrive, sulla Calabria, il poeta Franco Arminio :” …è un luogo in cui la bellezza e la devastazione della bellezza sembrano sfuggire ad ogni tentativo di cercarne rimedi e ragioni”.