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martedì, Luglio 16, 2024

Ecco le mostre non perdere per l’agosto della “Città eterna”

Terracina, uno dei centri della pianura a sud di Roma da lui molto amato, rende omaggio a Duilio Cambellotti con una grande mostra dal 24 luglio al 20 novembre nella Chiesa di San Domenico, per l’occasione riaperta al pubblico dopo un lungo restauro dei danni provocati della bombe della seconda guerra mondiale.
“Duilio Cambellotti al di là del mare”
Un cercatore che guardava al passato, agli stili e ai linguaggi classicheggianti con l’effervescenza e lo spirito dell’avanguardia. Personaggio difficile da classificare, Duilio Cambellotti fu un artista totale, illustratore, incisore, grafico pubblicitario, scultore, scenografo, con sconfinamenti di campo nelle arti applicate dai risultati pregevoli nella ceramica, nella creazione di mobili come quelli per la sede dell’acquedotto pugliese a Bari e delle vetrate che abbelliscono la Casina delle Civette di Villa Torlonia a Roma e la Chiesa dell’Ecce Homo di Ragusa. A muoverlo, il principio che l’arte dovesse parlare a tutti. A offrigli una fonte suggestiva di ispirazione, l’agro pontino, dove lavorò per anni per migliorare le condizioni di vita dei contadini delle paludi che il Fascismo avrebbe bonificato. Terracina, uno dei centri della pianura a sud di Roma da lui molto amato, rende omaggio a uno dei maestri della prima metà del Novecento con una grande mostra dal 24 luglio al 20 novembre nella Chiesa di San Domenico, per l’occasione riaperta al pubblico dopo un lungo restauro dei danni provocati della bombe della seconda guerra mondiale. “Duilio Cambellotti, al di là del mare” è curata da Francesco Tetro, già direttore del museo di Latina dedicato all’artista romano e tra i curatori dell’archivio della sua sterminata e poliedrica produzione. Un centinaio di opere e un ricco repertorio di fotografie d’epoca messe a disposizione dall’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti compongono un racconto dall’andamento antologico che segue l’attività dell’artista-artigiano romano dalla fine dell’Ottocento, quando esordì come disegnatore di manifesti teatrali e pubblicitari, alle scenografie per tragedie e opere liriche alla fine degli anni ’40.
“Diaconia. La scrittura e l’arte”
La scrittura che diventa immagine visiva e poi oggetto-feticcio con Mario Diacono, accanto ai saggi-video dell’artista americano Tony Cokes, che propongono un modo diverso di vedere, leggere e ascoltare: è un doppio, inedito sguardo sul contemporaneo quello offerto dal Macro-Museo per l’Immaginazione Preventiva di Roma che dal 15 luglio inaugura una coppia di mostre finora mai dedicate a due artisti radicalmente diversi tra loro, accomunati dall’essere sempre pronti a sperimentare linguaggi e a interrogarsi sulle istanze dell’arte. Allestita fino al 24 ottobre, “Diaconia. La scrittura e l’arte” permette al visitatore un incontro ravvicinato con Diacono, romano, classe 1930, personalità eccentrica e poliedrica, intellettuale, scrittore, critico, poeta, gallerista e collezionista. Con opere di Vito Acconci, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, David McDermott & Peter McGough, Donna Moylan, Claudio Parmiggiani, il percorso racconta e approfondisce la produzione di Diacono nei vari ambiti, sottolineando la sua perpetua attenzione alla comprensione del rapporto che lega la letteratura all’arte e il suo mai essere omologato al sistema artistico italiano.
“This isn’t Theory. This is History”
15 video e un nuovo lavoro commissionato dal Macro compongono “This isn’t Theory. This is History”, allestita fino al 17 ottobre nella sezione Solo/Multi del museo: concepita come un’opera d’arte, la mostra ragiona sull’approdo di Tony Cokes a un linguaggio personalissimo, quello dei saggi-video, documentando 30 anni di carriera. Attraverso un processo di selezione e ricontestualizzazione di suoni, testi e immagini provenienti dai mass media e dalla cultura pop, l’artista americano nato a Richmond nel 1956 ha sfidato ogni convenzione e ha abbandonato progressivamente l’utilizzo dell’immagine in favore di un uso alternato di diapositive mono e pluricromatiche.
Roma Fotografia, festival esplora libertà in 7 mesi
La riscoperta delle libertà che erano state date per scontate, quelle conquistate o da riconquistare. Roma Fotografia 2021 esplora il significato di Freedom, dopo le restrizioni della pandemia, e riformula l’idea di festival in un percorso che si snoda in sette mese, fino a dicembre 2021. Una vera e propria sfida per il festival, organizzato dall’associazione Roma Fotografia, che tra call internazionali, talk nel suggestivo scenario delle Mura Latine, videoinstallazioni a Palazzo Merulana, workshop e mostre ci fa scoprire molti inediti di Caio Mario Garrubba “FREElance sulla strada” e poi i “Viaggi nel Quotidiano – dal cinema alla realtà 1966-2005” di Pino Settani, oltre alle esposizioni di Luciano Del Castillo con il suo ‘Hotel Habana Libre’ e Umberto Stefanelli con “Il tempo sospeso”.
“Forgiving and Forgetting” alla Gagosian Gallery
Ci sono anche opere del progetto “Treasures from the Wreck of the Unbelievable”, con reperti scultorei recuperati da un naufragio immaginario al largo della costa dell’Africa orientale, tra i lavori esposti nella mostra di Damien Hirst dal titolo “Forgiving and Forgetting” alla Gagosian Gallery fino al 23 ottobre. In concomitanza con l’altra mostra capitolina di Hirst alla Galleria Borghese, questa esposizione presenta anche gli ultimi dipinti della serie “Reverence Paintings”, nei quali si evidenzia il legame tra l’artista e il colore. Da lunedì a venerdì: 10-30-19.
Redazione
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