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mercoledì, Giugno 19, 2024

Strade private ad uso pubblico, politica e burocrazia in ritardo di 40 anni

Vulnus amministrativo ed economico da rimuovere. In quasi mezzo secolo Cerveteri ha avuto uno sviluppo urbanistico ‘zippato’ nei tempi e disordinata nella gestione delle complessa normativa

di Alberto Sava
Norme e regole non solo urbanistiche, ma relative anche ai rami collegati: edilizia e viabilità comunale, giusto per fare due esempi delicati. Un quadro da incorniciare con i ritardi burocratici di una macchina amministrativa lasciata in un perenne adeguamento ‘spontaneo’ e come tale per definizione inadeguata. La viabilità del centro urbano è uno dei vulnus che le Amministrazioni susseguitesi dagli anni ’80 ad oggi si sono trasmessi da ‘sindaco a sindaco’. Un’altissima percentuale delle strade di Cerveteri sono strade private ad uso pubblico, un moloch assurdo da rimuovere. Ad ostacolarne l’acquisizione al Comune dominerebbe la scuola di pensiero: “E’ complicato, mancano i collaudi etc. etc.”. Rinunciando a prendere in carico la stragrande maggioranza delle strade del centro abitato ed extra è dannoso per il funzionamento amministrativo ed è un danno le casse municipali. Nei fatti, il Comune non è proprietario della strade, ma ne ha il possesso e tutti gli oneri che ne derivano. Prima di entrare nel merito della questione, va detto che agli inizi del nuovo millennio il sindaco Guido Rossi (centrodestra) provò a mettere ordine nel settore attraverso l’istituzione di un ufficio apposito per regolarizzare tutti quegli atti d’obbligo in sospeso con le varie società che avevano costruito a Cerveteri e nelle frazioni. Atti d’obbligo che prevedevano l’acquisizione al patrimonio pubblico di strade e di zone verdi. Altro tipo di intervento, per regolarizzare il territorio e dare possibilità al Comune di intervenire anche per le normali manutenzioni, fu fatto attraverso un atto di Giunta nel 2001 per acquisire al patrimonio pubblico tutte quelle strade di campagna di proprietà dell’Arsial, ma non ebbe il tempo di concludere quel che aveva iniziato. Circa dieci anni dopo il sindaco Gino Ciogli (centrosinistra) rimise in moto tutta la questione, ma anche Ciogli non ebbe tempo di andare oltre le sue buone intenzioni. Ora diamo spazio ad alcuni passaggi tecnici e normativi che spiegano perché una strada privata ad uso pubblico è un vulnus da rimuovere. Una sconfinata normativa, supportata da un’altrettanta sconfinata giurisprudenza, inquadra le rete viaria comunale: obblighi, oneri e responsabilità è tutto in capo al Comune. Sul piano tecnico e di sistema occorre premettere che: in base alla proprietà del suolo, si opera la distinzione tra strade pubbliche (ossia di proprietà di enti pubblici) e strade private; in base alla destinazione, si distingue tra strade ad uso pubblico e strade ad uso privato. Le strade di proprietà pubblica sono destinate all’uso pubblico. Le strade di proprietà privata possono essere destinate all’uso pubblico, ossia possono essere gravate da una servitù pubblica di passaggio, oppure possono essere destinate all’uso esclusivo dei proprietari. Secondo la Cassazione, la manutenzione della strada privata ad uso pubblico spetta al Comune. La Suprema Corte l’ha detto non una ma più volte, sulla base di un concetto che appare fin troppo chiaro: se una strada è ad uso pubblico non importa a chi appartiene: è l’Amministrazione comunale a doversi occupare di tenerla a posto. Affinché venga considerata esistente l’uso pubblico, la strada privata deve essere utilizzata ed utilizzabile da chiunque. Da quanto su esposto, ne deriva che la strada privata, se aperta al pubblico, dev’essere manutenuta dalla pubblica amministrazione. Fa da corollario a quanto sopra che i danni (patrimoniali e non patrimoniali, inclusi quelli da lesioni), che siano stati cagionati da buche o comunque da insidie presenti su strade ad uso pubblico, debbano essere risarciti dall’ente pubblico che è tenuto alla manutenzione, e non dai privati proprietari della strada. In sintesi, dunque: se una strada privata è destinata all’uso pubblico, della manutenzione è onere della pubblica amministrazione; tale obbligo riguarda anche le pertinenze della strada, come i marciapiedi e le aree ai lati della via in caso di danni occorsi a persone o cose da buche o comunque da insidie stradali, l’obbligo risarcitorio grava sulla pubblica amministrazione inadempiente; la pubblica amministrazione. risponde dei danni per omessa manutenzione, mancata messa in sicurezza delle strade, ed in ogni caso per non averne inibito l’uso, in caso di pericolo.
AGGIORNAMENTO del 11.10.2021 ore 18.11

Strade comunali, ritardi da colmare

Asserita la responsabilità dell’Ente anche sulle strade di uso pubblico ne consegue la necessità di formalizzare l’acquisizione a patrimonio comunale di tutte le strade ancora oggi considerate non di proprietà, siano esse all’interno dei centri abitati che quelle di proprietà della Arsial. Favorire i consorzi solleverebbe il Comune dagli onori manutentivi con un assoluto vantaggio per le casse comunali. Il riferimento ai consorzi vuole essere solo un esempio perché trattasi di materiale estremamente complessa e come tale richiederebbe un articolato approfondimento a se stante. Concludiamo con impressione paradossale: nonostante la questione strade pubbliche e strade private ad uso pubblico risalga la secolo scorso, ancora oggi è un problema poco conosciuto ed ancor meno approfondito da diversi consiglieri comunali, i quali sanno poco o niente dei vantaggi della acquisizione delle strade private ad uso pubblico e di contro cianciano di svantaggi, tutti da dimostrare.
AGGIORNAMENTO del 11.10.2021 ore 18.17

Tyrsenia: lo schiaffo del Tar a Pascucci

L’ex sindaco Guido Rossi interviene affermando: “Per asfaltare tutte le strade del quartiere Tyrsenia intervenne il TAR, dopo che Pascucci aveva fatto un’ordinanza a tutti i proprietari di immobili del quartiere per asfaltare tutte le strade definite ad “uso pubblico” a proprie spese. Ordinanza che fu da subito elogiata dalla sua maggioranza e che, ripeto, fu stracciata dal TAR che costrinse il comune ad asfaltare il tutto. Poi naturalmente Pascucci trasformò la sentenza come una scelta della sua amministrazione a sistemare il quartiere con il solito slogan “Non era mai stato fatto prima”. Per quanto riguarda le strade dell’Arsial, il sindaco usa sensibilità diverse, asfaltandone alcune e dimenticandone altre. Un discorso a parte andrebbe fatto per via di Zambra, nel tratto dove tempo fa intervenne l’Acea.” conclude Guido Rossi.
Redazione
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