Musica, si è spento a 95 anni Franco Cerri: il poeta delle sei corde jazz

Il chitarrista jazz Franco Cerri
di Alessandro Ceccarelli
La chitarra nel linguaggio del jazz ha avuto grandi interpreti e protagonisti nel corso del XX secolo: da Charlie Christian a Django Reinhardt, passando per il lirismo di Jim Hall, il virtuosismo di Joe Pass e l’anima blues di Wes Montgomery. In Italia la musica improvvisata ha avuto un grandissimo interprete, raffinato e lirico allo stesso tempo: era il grande Franco Cerri. Un musicista che ha avuto la fortuna di suonare con i più grandi colleghi statunitensi ed europei. Il suo tocco, il suo suono e la sua leggerezza sulla tastiera fanno di lui un protagonista assoluto dell’universo delle sue corde. A differenza di molti altri suoi colleghi, il chitarrismo cristallino di Cerri, durante i suoi assoli erano ricchi di molti accordi, posizioni e abbellimenti di estrema classe. Non era di secondo piano il lato umano di Franco Cerri: un uomo mite, schivo, brillante e colto.
Lutto nel mondo della musica colta italiana: è morto all’età di 95 Franco Cerri, chitarrista jazz tra i più affermati diventato famoso al grande pubblico per la pubblicità di un detersivo in cui faceva “l’uomo in ammollo”. Nato il 29 gennaio del 1926, nel corso della sua carriera aveva suonato con delle ‘leggende’ della musica come Dizzy Gillespie, Gorni Kramer, Chet Baker, Billie Holiday. Già nel 1950 ha suonato con Bruno Martino, e negli anni seguenti ha lavorato tra gli altri con Renato Carosone, Nicola Arigliano, Peter Van Wood e Johnny Dorelli. Insieme ad una carriera da solista e nei circuiti jazz ha poi collaborato anche con Mina e Roberto Vecchioni. Al suo attivo 35 album pubblicati. Si è poi prestato molto alla pubblicità sia come musicista a partire dai Caroselli per famosissimi marchi italiani con l’orchestra di Gianfranco Intra ed Enrico Rava, ma anche con Enzo Jannacci, sia come attore negli anni 1968, 1969 e 1976 per un detersivo in uno sketch in cui si presentava immerso fino al collo dentro una lavatrice dalla quale emergeva solo la testa. A ricordarlo, tra gli altri, il figlio Nicolas che in un post su Facebook pubblica la foto di tre chitarre e scrive: “Le sette note e le tre chitarre salutano con tanto affetto Franco Cerri, grande musicista e grande uomo. Fai buon viaggio, babbo”. l momento aureo di Franco Cerri, che poi non ha mai spesso di brillare, arriva sulle macerie della Seconda Guerra Mondiale. In quegli anni dove la vita cominciava a tornare a sorridere accompagnata dallo swing e dal jazz, eredità, per gran parte, lasciataci dagli americani che ci hanno aiutato a debellare il nazi-fascismo, Cerri iniziò a fare concerti, facendosi subito notare per la sua tecnica straordinaria. Il primo acuto è datato proprio 1945 quando entra nell’orchestra del maestro Gorni Kramer. Un secondo momento irripetibile giunge nel 1980 quando forma un duo col pianista Enrico Intra, classe 1935, insieme al quale fonda a Milano la Civica Scuola di Jazz, palestra di almeno tre generazioni di futuri jazzisti. Ed è stato proprio l’amico Intra a confermare la sua morte: “Abbiamo suonato insieme per mezzo secolo abitando insieme questo mondo del suono cui mancherà un ottimo docente di chitarra, perché Franco riusciva a cominciare tutta la sua esperienza e personalità d’uomo, era molto comunicativo, disponibile, educato, civile, umano, quelle belle doti che dovrebbero avere tutti quanti, era fortunato chi lo frequentava e quindi anche gli studenti”. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nel jazz italiano ed europeo.