martedì, Febbraio 20, 2024

Gite scolastiche troppo care, molti istituti ci rinunciano ancora prima delle famiglie stesse

La metà degli studenti delle scuole secondarie dovrà rinunciare al tradizionale viaggio di istruzione fuori casa. Questa volta, però, non è colpa della pandemia: a complicare i piani ora la crisi energetica e l’inflazione. A segnalarlo è l’osservatorio sulle gite scolastiche del portale Skuola.net, che ha interpellato 3.500 alunni di classi medie e superiori. A oggi, solamente il 18% degli studenti intervistati dice di aver già svolto la gita. A cui va aggiunto un 30% che ce l’ha comunque programmata nei prossimi due mesi. Per una quota consistente (17%) le speranze di partire sono invece ridotte al lumicino, visto che tutto tace sul fronte organizzazione. Ma, arrivati a fine marzo, nessuna nuova probabilmente equivale a cattiva nuova. Mentre a quasi un terzo (28%) la scuola ha già comunicato che quest’anno non ci sarà nessun viaggio di istruzione con almeno una notte passata fuori casa. Senza dimenticare quelli che non andranno per scelta personale o della famiglia: sono quasi 1 su 10. Inoltre, c’è anche chi non si potrà neanche consolare con la visita di un giorno, dalla mattina alla sera: oltre un quarto (28%) già ha messo in preventivo che non farà nemmeno quella. Rimane predominante il rifiuto dei professori di prendersi la responsabilità di accompagnare decine di adolescenti che in qualsiasi momento possono diventare delle mine vaganti: è alla base di un terzo abbondante (34%) dei casi di rinuncia al viaggio d’istruzione. Ma in quasi 1 caso su 4, dietro ci sono proprio questioni economiche, esplicite (il 15% fa notare che la gita sarebbe costata troppo) o implicite (il 7% dice che non si è raggiunto un numero sufficiente di partecipanti). Una quota maggiore anche rispetto a quanti sono stati fermati per motivi disciplinari (17%).

I costi del viaggio

Il peso dei costi di viaggio – albergo, trasporti, pasti – incide notevolmente anche sugli itinerari di chi in gita ci va o c’è già stato. In un quarto delle situazioni (26%) il fattore determinante nella scelta della meta è stato proprio la sua “economicità”. E, più in generale, la spesa finale è stata presa in grande considerazione in 2 casi su 3. Solo muovendo da queste premesse la mappa attuale degli spostamenti degli studenti diventa più comprensibile. Si assiste, infatti, a una sorta di fuga dalle destinazioni estere, sicuramente più care: ben 3 studenti su 4 resteranno all’interno dei confini nazionali. Giusto alle scuole superiori i viaggi all’estero salgono un pochino (31%), probabilmente spinti da quelli svolti dai ragazzi dell’ultimo triennio e, soprattutto, dai maturandi. Di contro, per le classi medie, le gite “italiane” sfiorano il 90% del totale. Lo stesso discorso si può fare per i luoghi che sono andati o andranno a visitare gli studenti nel corso di quest’anno scolastico. Per quanto riguarda l’Italia, le grandi città d’arte subiscono una flessione: la più visitata, stando a quanto raccontano i ragazzi, dovrebbe essere Napoli, ma solo con il 13% di preferenze. A seguire, Firenze (11%) e Roma (10%). Vero e proprio boom, invece, per le mete “alternative”: saranno lo scenario della gita per 1 su 4 tra quanti resteranno nel nostro Paese. Si tratta soprattutto di capoluoghi di provincia medio-piccoli o posti fuori dai circuiti classici. Alcuni esempi? Siracusa, la Val di Noto, Lecce, Ravenna, il Lago di Garda, Matera, le Marche, l’Umbria. Qualcosa di simile avviene pure per l’estero. Le scuole hanno, infatti, cercato di tenersi alla larga dalle capitali: Atene e Barcellona sono le più gettonate, ma con solo il 10% delle preferenze. La maggior parte – lo dicono oltre 4 studenti su 10 – ha invece scelto altre mete. Anche qui, si spazia un po’ in tutta Europa: da Strasburgo a Siviglia, da Malta alla Slovenia, da Cracovia a Valencia, dalla Provenza alla Baviera. Innegabile che, dietro a tutto ciò, sia per quanto riguarda l’Italia sia per quanto riguarda l’estero ci sia lo zampino dell’aumento vertiginoso dei prezzi a cui stiamo assistendo negli ultimi mesi.

Le difficoltà delle famiglie

Segnale inequivocabile di quale sia la condizione economica delle famiglie. Quasi la metà (43%) delle gite che prevedono di dormire fuori sono state o saranno tra i due e i tre giorni; appena il 16% è arrivata o arriverà a sfiorare la settimana intera. Per quanto riguarda, poi, la spesa, in 2 casi su 3 il budget per il pacchetto viaggio più soggiorno non supererà i 400 euro, anche se 1 su 5 riuscirà addirittura a stare sotto i 200 euro. Altrettanti, invece, dovranno mettere in conto di spendere una cifra compresa tra i 400 ed i 600 euro, mentre 1 su 7 è andato oltre. Tuttavia, non sempre la mancata adesione dei singoli è legata alla scarsità di risorse finanziarie. Tra gli studenti che hanno deciso di non aggregarsi alla propria classe in partenza, ad esempio, la motivazione più diffusa (così nel 36% dei casi) è il mancato desiderio di socialità, che prevale sui motivi economici (30%) o sulla diffidenza dei genitori (17%). “Dopo anni di restrizioni può tornare un grande classico studentesco: il viaggio di istruzione. Tuttavia, per molti resterà un miraggio: vuoi come provvedimento disciplinare, vuoi per mancanza di docenti disponibili, vuoi per mancanza di disponibilità economiche. Tante famiglie – spiega Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net – non riescono a sostenere iniziative come queste. Ma è anche vero che, guardando il bicchiere mezzo pieno, la soluzione trovata da tante scuole, ovvero fare gite brevi e dal budget contenuto, è da accogliere positivamente: si possono scoprire e riscoprire luoghi pieni di arte e storia nella nostra Penisola, senza spendere una fortuna. Un’occasione sia per gli studenti che per il territorio. E che alcuni mancheranno per evitare di stare con i propri compagni: preoccupa infatti che, tra chi non si aggrega alla propria classe, il 36% lo faccia proprio per questo motivo”.

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