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sabato, Giugno 15, 2024

Report Censis-Ugl: Un lavoratore su 4 è troppo qualificato in Italia

Impiegati della pubblica amministrazione

Un lavoratore su quattro in Italia svolge un lavoro che richiede una qualifica inferiore al titolo di studio posseduto, ma nei giovani tra i 25 e i 34 anni la quota sale al 37,5% e al 44,3% tra gli under 25. Sono i dati del rapporto Censis-Ugl “Il lavoro è troppo o troppo poco?”, che fotografano il fenomeno dell’overeducation, vale a dire il mancato allineamento tra il livello di studi raggiunto e la professione svolta. Il rapporto sottolinea come l’overeducation sia “inversamente proporzionale all’età: più si è giovani e più il proprio sapere non viene utilizzato nel lavoro”. Il 39,3% dei giovani che lavorano, oltre 2 milioni in valore assoluto, svolge lavori cosiddetti non standard perché a termine e/o part time. Si tratta di impieghi “che non garantiscono la retribuzione e la stabilità necessarie ad avere un tenore di vita adeguato e, soprattutto, a fare progetti per il futuro”, rileva lo studio, ricordando anche come il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 34 anni sia del 14,4%, in salita al 23,7% tra i 15 e i 24 anni, a fronte di un tasso medio dell’8,1%. Sei giovani su 10, se ne avessero la possibilità, andrebbero via dall’Italia e negli ultimi dieci anni oltre un milione di italiani si è trasferito all’estero: uno su quattro era laureato e uno su tre aveva tra i 25 e i 34 anni. “Il 93,5% degli italiani – evidenzia il rapporto Censis-Ugl – è convinto che gli stipendi siano troppo bassi e l’Italia è l’unico dei Paesi Ocse che negli ultimi trent’anni ha avuto una riduzione in termini reali delle retribuzioni del 2,9%”. “Il 68,1% della popolazione pensa che l’Italia non sia un Paese per i giovani e l’88,5% è convinto che all’estero il lavoro sia pagato meglio e siano più valorizzate le competenze“, sottolineano Censis e Ugl. Lo studio poi evidenzia una serie di paradossi che caratterizzano il mercato del lavoro italiano. Mentre i giovani diminuiscono, i pensionati sono 14 milioni e 895mila, mai così tanti, e nel 2040 saranno più di 17 milioni, con un aumento di 2 milioni e 246mila. “Si affaccia sul mercato del lavoro – sottolinea il rapporto – la generazione più scolarizzata di sempre: il 76,8% dei giovani sotto i 34 anni è almeno diplomato (20 anni fa era il 59,3%) e il 28,3% è laureato (20 anni fa il 10,6%)”. Ai massimi, secondo lo studio, anche la domanda di lavoro: “Da qui al 2027 si prevede un fabbisogno di circa 3 milioni e 800mila lavoratori tra settore privato, che assorbirà l’80,6% del totale, e pubblica amministrazione”. Il rapporto si occupa poi di analizzare un altro fenomeno: “Il 65% dei posti di lavoro avrà bisogno di competenze green connesse al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale, e il 56,3% dei nuovi posti avrà bisogno di competenze digitali”. Secondo Censis e Ugl il prossimo anno al nostro mercato del lavoro mancheranno 133.000 diplomati degli istituti tecnici e professionali qualificati nel sistema della formazione professionale, a fronte di un esubero di 53.000 l’anno tra i diplomati nei licei. Il mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro genera disoccupazione, precariato, povertà e posizioni scoperte, penalizzando soprattutto i giovani che sempre di più scelgono di andare all’estero. Allo stesso tempo le imprese dichiarano di avere difficoltà a rispondere ai loro fabbisogni occupazionali”.

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