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giovedì, Luglio 25, 2024

In ricordo di Renzo Rosso, finalista al Premio Strega 

di Angelo Alfani

Visto che come le tappe del giro d’Italia, transiterà in terra di Agylla il premio Strega, mi sento di ricordare l’amico-scrittore Renzo Rosso che con il premio e Agylla ha avuto a che fare Nato a Trieste con Feltrinelli pubblica nel 1960 una raccolta di racconti intitolata “L’adescamento”, che è stata ristampata da Einaudi nel 1975. Con “La dura spina” era arrivato in finale al Premio Strega nel 1963. Per lunghi anni aveva lavorato alla Rai. C’era l’uomo al centro delle opere di Rosso. Lui, che si era laureato in filosofia con una tesi su “Antihegel e Hegel in Kierkegaard” e che si era diplomato in violino al Conservatorio “Tartini” di Trieste, voleva dare voce a quella che Bruno Maier definiva «_*difficoltà, precarietà, ambiguità che contraddistinguono i rapporti umani, o la relazione dell’uomo con il suo tempo». Sono trascorsi molti anni dalla sua morte ed ancor più dalla sua prima visita ad Agylla Arrivò nel periodo dei carciofi , con il suo maggiolino bianco, assieme alla moglie Benita, tra le doppiatrici più talentose della tivù e del cinema. A memoria dovrebbe essere stato i primi anni del sessanta. Desiderava comprare in terreno e costruirci una villetta per i fine settimana. Rammento il suo stupore, dietro le spesse lenti da miope, nell’ affacciarsi dal Tiro a piattello ed il giorno in cui decise di acquistare il terreno verso i Vignali. Un amico comune, un grande architetto romano, Pacini, progetto’ la villetta. Passo’ anni felice tra secolari ulivi e dirupi di tufo, nonostante defatiganti controversie. Sono certo che su in alto ricorda con nostalgia Agylla ed i suoi amici cervetrani.

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