venerdì, Maggio 24, 2024

Lago di Bracciano a secco, al via il processo per 8 ex dirigenti Acea

Era l’estate del 2017, con Roma in preda a una crisi idrica senza precedenti. Il Lago di Bracciano divenne la riserva d’acqua della Capitale per far fronte al momento difficile. Ma i prelievi dal bacino a Nord di Roma sarebbero stati eccessivi, al punto da causare un’alterazione irreversibile dell’ecosistema dell’area naturale protetta. E’ l’ipotesi accusatoria su cui si basa il processo cominciato presso la sezione penale del Tribunale di Civitavecchia. A 8 ex membri del consiglio d’amministrazione di Acea Ato 2 viene contestato il reato di disastro ambientale. La loro colpa sarebbe stata quella di avere fatto ricorso a captazioni in esubero colposo dell’acqua del lago. Del fascicolo d’inchiesta è titolare il sostituto procuratore Delio Spagnolo. L’Ente di gestione del Parco naturale regionale di Bracciano – Martignano si è costituito parte civile nel procedimento e ha presentato ai magistrati un dossier che documenterebbe con dati, grafici e immagini fotografiche comparative (prima e dopo il disastro) la grave compromissione dell’ecosistema del lago. A seguito dell’abbassamento del livello delle acque sarebbero emersi circa 61 ettari complessivi di costa, secondo l’Ente Parco. Grave il rischio per la biodiversità del bacino e per le specie protette che vi trovano il loro habitat.  A 6 anni di distanza dai fatti contestati, stando al rilevamento dello scorso 2 maggio, il livello del lago di Bracciano è a 97 cm sotto lo zero, cioè 75 cm in meno del valore medio del periodo, quindi tuttora al di fuori di quelle che dovrebbero essere le oscillazioni naturali.

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