test
venerdì, Giugno 14, 2024

Guerra in Ucraina, il Consiglio d’Europa attiva il registro dei danni del conflitto

L’Ucraina avrà il suo registro dei danni della guerra. Il Consiglio d’Europa ha infatti annunciato l’istituzione del registro che avrà sede a L’Aia e avrà un ufficio satellite a Kiev. Hanno aderito all’accordo 37 dei 46 Paesi membri (tre hanno annunciato l’intenzione di farlo). Gli Stati osservatori sono Canada, Giappone, Stati Uniti, e l’Unione europea. Il registro è stato creato per un periodo iniziale di tre anni e sarà utilizzato per registrare prove e informazioni relative a richieste di risarcimento danni, perdite o lesioni derivanti dall’aggressione della Russia. Il Consiglio d’Europa con i suoi capi di Stato e di governo, tra cui Giorgia Meloni, si è riunito a Reykjavik, per la prima volta dal 2005 e a un anno dall’espulsione di Mosca dall’organismo che raggruppa 46 Paesi del Vecchio Continente. Ha voluto mandare un “segnale concreto” creando un registro internazionale dei danni dell’invasione russa: uno strumento per quantificare le distruzioni causate da Mosca e i crimini di guerra commessi dai suoi soldati, utile a fornire una base per possibili futuri risarcimenti e per un’azione giudiziaria internazionale contro i responsabili di quelle atrocità, a cominciare dal presidente russo già oggetto di un mandato di arresto della Corte penale internazionale per la deportazione dei bambini ucraini. I Paesi del Consiglio d’Europa che hanno aderito sono Albania, Germania, Austria, Belgio, Croazia, Cipro, Danimarca, Spagna, Estonia, Finlandia, Francia, Georgia, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Macedonia del Nord, Malta, Repubblica di Moldova, Monaco, Montenegro, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, San Marino, Slovacchia, Slovenia, Svezia, Repubblica Ceca, Regno Unito e Ucraina. Hanno espresso l’intenzione di farlo Andorra, Bulgaria e Svizzera. Fra i Paesi del Consiglio d’Europa che restano fuori ci sono Armenia, Azerbaijan, Bosnia ed Erzegovina, Ungheria, Serbia e Turchia.

Articoli correlati

Ultimi articoli