
Un tavolino all’aperto, l’ombra degli alberi e un buon libro. Così le Biblioteche di Roma diventano piccole oasi di natura e cultura, con sale lettura all’esterno che rendono più piacevole leggere, preparare un esame o lavorare. Sono almeno una ventina, sul totale di 40, quelle che offrono questo servizio. Nato nel periodo del Covid per minimizzare i rischi di contagio, oggi è l’occasione per avvicinare i cittadini al mondo dei libri e aumentare il tempo dedicato alla lettura. Alcune sono all’interno di ville storiche come Villa Mercede, Villa Leopardi, o la Biblioteca Villino Corsini, immersa nel verde di Villa Doria Pamphilj. Poi ci sono realtà meno conosciute ma non meno affascinanti, come la biblioteca Casa del Parco, in zona Trionfale, e la Fabrizio Giovenale, a Casal de’ Pazzi. Due biblioteche simili, perché entrambe luoghi di aggregazione culturale fondamentali per i rispettivi quartieri, ma completamente diverse per ambientazione, la prima con il suo casale del Cinquecento, la seconda con un’atmosfera rurale. Si trova all’interno Parco del Pineto, nella parte pianeggiante che poi degrada verso la Valle dell’Inferno. Un polmone verde di 243 ettari che un tempo si estendeva fino alla Basilica di San Pietro. Ancora oggi la Cupola è visibile dagli affacci della Biblioteca. I tavoli e le sedute sono sistemati sotto gli ombrelloni e gli alberi nel giardino recintato. Il personale della biblioteca spiega come facciano da catalizzatore sia per i frequentatori abituali, sia per chi è in cerca di una pausa da una passeggiata al parco, creando anche l’occasione di presentare i servizi e incentivare la lettura. Entrando in una giornata di sole si nota subito la presenza di giovani: alcuni bambini arrivano dall’area giochi che si trova in prossimità della biblioteca, i più grandi alternano studio e svago. La Casa del Parco mette a disposizione oltre 13 mila titoli. Inoltre per i possessori di Bibliocard è possibile richiedere anche i libri posseduti dalle altre Biblioteche del Sistema. Qui tutte le info sui prestiti.
IL CASALE DEL CINQUECENTO
La sede è nell’antico Casale del Giannotto, un edificio di quattro piani con la facciata scandita da una cornice marcapiano e da lesene, pilastri decorativi in rilievo. Conserva splendidi solai in legno nelle sale e a volta per i locali antistanti le scale. Le pareti al terzo piano hanno conservato affreschi databili fra la fine del Settecento e inizio Ottocento, con motivi geometrici e vegetali e riquadri dai colori delicati. Nel 1565 a gestire il fondo è Giulio di Mantica, detto Giannotto, dal quale prende il nome Casale. Alla fine del Cinquecento ne diventa proprietaria la famiglia Sacchetti che commissiona a Pietro da Cortona, pittore e architetto tra i massimi esponenti del barocco, il progetto di uno sfortunato Casino nobile. Già nel 1675 il nuovo edificio cadde in rovina per cedimenti del terreno. Diversa la sorte del Casale che si salva solo perché edificato su un’area sovrastante, in una posizione migliore. Nel corso del XVIII secolo il fondo vive un periodo di abbandono. I ruderi del Casino, coperti di vegetazione e immersi nel paesaggio bucolico, diventano poi un soggetto ideale per i pittori romantici e compaiono in diverse opere. L’intera proprietà nel 1861 viene acquistata dal principe Alessandro Torlonia. Ancora oggi gli stemmi di famiglia sono ben visibili sulla facciata. Nel 1956 il terreno fu venduto alla Società Immobiliare Pineto: l’edificazione venne bloccata dalle lotte dei cittadini e dei comitati di quartiere. Nel 1987 viene istituito il parco Regionale Urbano.






