lunedì, Gennaio 12, 2026

Oseghale violentò Pamela Mastropietro mentre era stordita dall’eroina

Innocent Oseghale violentò Pamela Mastropietro mentre, sotto l’effetto dell’eroina, era impossibilitata a reagire. A dimostrarlo sarebbe il fatto che il rapporto – concordato in cambio della cessione della droga – fu consumato nell’appartamento di via Spalato a Macerata senza protezione, cosa che la ragazza non avrebbe accettato volontariamente. Questa, in sintesi, l’argomentazione della Corte d’appello di Perugia, nel motivare la sentenza con cui, lo scorso 22 febbraio, ha confermato l’ergastolo per il 33enne nigeriano. Un anno prima, la corte di Cassazione aveva confermato, rendendola definitiva, la condanna per omicidio, vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere, ma aveva annullato quella per violenza sessuale, ritenendo contraddittorie le motivazioni, e rinviando quindi a un nuovo processo d’appello. Ma i giudici umbri hanno ritenuto sufficientemente provata l’aggravante della violenza. Secondo la loro ricostruzione dei fatti del 31 gennaio 2018, la ragazza si era accordata con Oseghale affinché lui le procurasse eroina, in cambio di un rapporto protetto (come quelli consumati nelle ore precedenti con altri due uomini, sentiti in aula nel corso del processo bis). Ma il disaccordo su questo aspetto ha dato il via a una lite. Poi è subentrato lo stato di torpore dovuto allo stupefacente, e a questo punto si è consumata la violenza. Ripresasi dagli effetti della droga, Pamela Mastropietro – scrivono i giudici – ha reagito con una “legittima rabbia”, e Oseghale ha deciso di “risolvere il problema aggredendola fisicamente con due coltellate, fino a portare a termine l’omicidio”, per poi far sparire le tracce biologiche riconducibili a lui. I giudici ritengono quindi “congrua” la pena dell’ergastolo.

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