
Alla fine il Canada è il primo ad aprire ufficialmente un’inchiesta sulla tragedia del sommergibile Titan. Il Transportation Safety Board ha annunciato l’apertura del caso sull’implosione del mezzo e che ha ucciso cinque persone. “Il Transportation Safety Board of Canada (Tsb) avviera’ un’indagine sull’evento mortale che ha coinvolto il sommergibile privato Titan e la nave d’appoggio, battente bandiera canadese, Polar Prince”, ha annunciato il Tsb in una nota. L’agenzia sta inviando una squadra a St. John’s, nella provincia di Terranova e Labrador, per condurre le indagini sull’accaduto.
Un’indagine ufficiale sull’implosione del sommergibile Titan che ha ucciso le 5 persone a bordo non era stata ancora aperta. Si stava cercando infatti di determinare chi chi ha l’autorità di condurre un’inchiesta. Dopo l’implosione del Titan in acque internazionali, la Guardia Costiera statunitense, che aveva guidato la missione di ricerca e salvataggio aveva precisato nel pomeriggio che le agenzie coinvolte stanno ancora determinando chi aavesse l’autorità per guidare le indagini, che avrebbero potuto essere affidate alla Guardia costiera degli Stati Uniti, a quella canadese, ad altre agenzie federali o internazionali o ad un insieme di più entità.
OceanGate Expeditions, la società che possedeva e gestiva il Titan, ha sede negli Stati Uniti, ma il sommergibile era registrato alle Bahamas. La OceanGate ha sede a Everett, Washington, ma ha chiuso quando il Titan è stato ritrovato. Nel frattempo, la nave madre del Titan, la Polar Prince, era canadese e le persone a bordo del sommergibile provenivano da Inghilterra, Pakistan, Francia e Stati Uniti.
Rumori compatibili con l’implosione rilevati già domenica dalla Marina militare
Poche ore dopo l’immersione del Titan, la Marina militare americana aveva rilevato dei forti rumori compatibili con l’implosione. E questo sarebbe stato possibile grazie a un sistema militare segreto di captazione sottomarina. Lo scrive il Wall Street Journal citando a condizione di anonimato funzionari coinvolti nella ricerca del batiscafo disperso.
Sono state recuperate alcune parti del sommergibile disperso da domenica, fra i detriti trovati vicino al Titanic nell’ambito delle ricerche. È quanto David Mearns, esperto di immersioni e amico dei passeggeri a bordo del sommergibile Titan, ha detto alla Bbc, riferendo che a fornire questa informazione è stato il presidente dell’Explorers Club, legato alla comunità di sommozzatori e soccorritori. Fra i detriti trovati ci sarebbero “un telaio di atterraggio e una copertura posteriore del sommergibile”.
I rottami trovati, in linea con una “catastrofica perdita di pressione”
Dalla Guardia Costiera Usa è poi arrivata la conferma ufficiale: “Questa mattina un ROV ha scoperto la coda del Titan e successivamente altri rottami”. L’implosione è probabilmente avvenuta vicino al Titanic, dove era diretto il sommergibile. Il rottame della coda del Titan ritrovato “conferma una catastrofica perdita di pressione” a bordo del sommergibile, ha detto il contrammiraglio John Mauger del primo distretto della guardia costiera, “le nostre più sentite condoglianze vanno ai cari dell’equipaggio”. Sarebbero 5 i pezzi del sommergibile recuperati nei pressi del Titanic. Secondo i funzionari della Guardia costiera Usa è troppo presto per dire esattamente quando si sia verificata “la catastrofica implosione”.
Chi sono i 5 membri dell’equipaggio morti nel disastro
Da cinque anni c’erano grossi dubbi sulla sicurezza del Titan
L’esperto a rainews.it “Quasi impossibile recuperarlo”
L’ammontare totale delle ricerche potrebbe superare la cifra di 6,5 milioni di dollari. Si tratta di una prima stima sulle attività condotte in primis dalla Guardia Costiera americane e da quella canadese, con l’aiuto di Francia e Regno Unito. Non è ancora certo se i cinque passeggeri avevano delle assicurazioni di viaggio o qualche forma di copertura assicurativa in caso di complicazione. Quel che è certo è che la Guardia Costiera americana solitamente non fa pagare ai privati le sue missioni di salvataggio, dunque il costo potrebbe ricadere sui contribuenti. La zia del diciannovenne morto: “Era terrorizzato, partito solo per accontentare il papà”
Suleman Dawood, il diciannovennemorto a bordo del Titan, era “terrorizzato” e non era sicuro di intraprendere il viaggio negli abissi con il papà, l’uomo d’affari britannico di origini pachistane, Shahzada Dawood. Lo ha detto tra le lacrime alla Nbc la zia del ragazzo e sorella di Shahzada Dawood. Il ragazzo alla fine ha superato la paura per fare contento il padre, un appassionato del Titanic, nel giorno della festa del papà il 18 giugno.
Non riesco a crederci, è una situazione surreale. Mi sembra di essere imprigionata in un brutto sogno e, personalmente, trovo difficoltà a respirare pensando al loro”, aggiunge la donna.
Il ragazzo era uno studente della Strathclyde University di Glasgow, in Scozia.
Dubbi sul ritardo con cui è stata comunicata la scomparsa del Titan
Rimangono dubbi sulle otto ore intercorse tra il momento in cui il Titan ha perso la comunicazione con la superficie e il momento in cui la sua nave di supporto canadese, il rompighiaccio Polar Prince, ne ha denunciato la scomparsa alla Guardia costiera degli Stati Uniti. Il ritardo deve ancora essere spiegato dalla società proprietaria del sommergibile, OceanGate Expeditions. Sean Leet, capo della società comproprietaria della nave di supporto del Titan, non ha discusso la cronologia, dicendo solo che “tutti i protocolli sono stati seguiti per la missione”. Ma gli esperti che hanno familiarità con l’esplorazione di acque profonde affermano che quelle ore perse sollevano molti interrogativi.
Ipotesi “implosione istantanea”, formulata anche dal co-fondatore della OceanGate
Nel sottomarino Titan di OceanGate potrebbe essersi verificata una “implosione istantanea”. E’ l’ipotesi che fa Guillermo Soehnlein, co-fondatore della società insieme al pilota scomparso del Titan, Stockton Rush. “Quello che so è che indipendentemente dal sottomarino, quando si opera in profondità la pressione è così grande su qualsiasi sottomarino che se si verifica un guasto si verificherebbe un’implosione istantanea. Se è quello che è successo, sarebbe successo quattro giorni fa” ha detto Soehnlein in un’intervista alla Bbc subito dopo la notizia della Guardia costiera Usa del ritrovamento di un “campo di detriti” nella zona di ricerca vicina al relitto del Titanic.
Soehnlein ha poi aggiunto di non essere sorpreso se qualcosa venisse ritrovato anche in superficie. “So che il nostro protocollo per le comunicazioni perse prevede che il pilota faccia emergere il sottomarino. Fin dall’inizio ho sempre pensato che fosse probabilmente quello che avrebbe fatto Stockton” ha detto aggiungendo che, in questo caso la ricerca sarebbe ancora più difficile. Sohnlein, che ha lasciato OceanGate 10 anni fa, ha detto che non avrebbe agito diversamente date le circostanze: “Dobbiamo imparare da ciò che sta accadendo, scoprire cosa è successo, prendere quelle lezioni e portarle avanti”.
Il ritrovamento dei detriti
Poco prima la Guardia costiera degli Stati Uniti aveva riferito che, durante le ricerche del sommergibile disperso nell’Oceano era stato trovato un campo di detriti. Il ROV della Horizon Arctic li ha individuati sul fondale marino vicino al Titanic, ha detto la Guardia costiera Usa in un tweet. “Gli esperti del comando unificato stanno valutando le informazioni”, aveva dichiarato la Guardia Costiera.
Era stata superata la soglia cruciale delle 96 ore di ipotetica autonomia di ossigeno all’interno del sommergibile disperso: il Titan aveva una scorta di ossigeno di 96 ore, cioè quattro giorni, quando si è immerso intorno alle 6 locali di domenica mattina per la discesa verso il relitto del Titanic, il che poneva il limite ultimo per trovare il sottomarino fra mezzogiorno e le 14 ora italiana di giovedì 22 giugno. Alcuni esperti tuttavia avevano sottolineato che si trattava di una stima orientativa, prolungabile se i passeggeri avessero adottato misure per conservare l’aria respirabile.
“Ci capita di vedere, in casi particolarmente complessi, che conta anche la volontà di vivere delle persone. Per questo continuiamo a cercare e andiamo avanti”, aveva spiegato il contrammiraglio della Guardia Costiere USA John Mauger al programma Today della NBC.
Il batiscafo prometteva una visita al relitto del Titanic a 3.800 metri in fondo al mare a più di due miglia (quasi quattro chilometri) sotto la superficie dell’Atlantico settentrionale.






