lunedì, Gennaio 26, 2026

Processo Shehaj Selavdi, alla sbarra anche il killer di Piscitelli

Due colpi di pistola: uno al torace e uno al dorso. Quest’ultimo tale da provocare la paralisi. Parla in aula, a Frosinone, il medico legale che eseguì l’autopsia sul corpo di Shehaj Selavdi, il 38enne albanese ucciso sulla spiaggia di Torvajanica il 20 settembre del 2020. L’esperta di Tor Vergata spiega le cause del decesso di Simone, così era chiamato Shehaj, morto anche per le complicanze, tra cui un’infezione polmonare, subentrate agli spari. La difesa di Raul Esteban Calderon, accusato di essere il killer, chiede di acquisire la cartella clinica. Poi l’udienza si chiude, perché mancano i testimoni citati dalla parte civile. Tutto rimandato a settembre. Collegati dai vari penitenziari 4 dei cinque imputati. Calderon, appunto, imputato pure a Roma per l’omicidio di Diabolik, colui che per la Procura di Roma, con il volto travisato, avrebbe premuto il grilletto nei pressi del chiosco “Bora Bora” ed Enrico Bennato, anche lui a processo come presunto esecutore. Per l’accusa, Bennato era in sella allo scooter rubato, utilizzato per l’agguato. Un delitto mafioso – l’ipotesi dei Pm – maturato negli ambienti del narcotraffico, gli stessi dell’omicidio Piscitelli. Shehaj andava ucciso – sostengono i magistrati di Piazzale Clodio – perché avrebbe partecipato al tentato omicidio di Leandro Bennato, fratello di Enrico, e nome noto della malavita romana. Uno sgarro da punire con il sangue; una vendetta commissionata dal pregiudicato napoletano Giuseppe Molisso, considerato il mandante del delitto.

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