
Tre mesi trascorsi tra strutture sanitarie, pareri medici contrastanti, cure faticose. L’ultimo periodo di vita di Andrea Purgatori. La Procura di Roma dovrà riannodare i fili della sua malattia. In pochi giorni. Martedì a Tor Vergata la tac, il primo esame disposto dai pm Colaiocco e Orano. Il giorno dopo l’autopsia. Per stabilire se il giornalista sia stato sottoposto a terapie corrette o se vi sia stato un errore che ha inciso sulle sue aspettative di vita. Nel fascicolo aperto dai magistrati, sono indagati due medici della clinica Pio XI. Il Professor Gianfranco Gualdi, considerato un luminare della Radiologia, e un membro della sua equipe. I due sanitari, attraverso i loro legali, si sono detti certi della correttezza del loro operato. Anche la struttura ha precisato, in una nota, che presso la clinica Purgatori ha svolto “solo accertamenti di diagnostica per immagini e una biopsia”. Si tratta degli esami che hanno portato alla prima diagnosi. Tumore ai polmoni con metastasi al cervello. Da qui la decisione di sottoporsi a una radioterapia massiccia all’encefalo. Una scelta su cui esprimono dubbi nel loro esposto i famigliari del giornalista, alla luce di successivi accertamenti. In particolare di un altro parere quello del professor Alessandro Bozzao – ordinario di Neuroradiologia alla Sapienza. Non metastasi al cervello – la sua interpretazione – ma tracce di ischemia. Così come sostenuto anche da un centro di Rozzano, a cui Purgatori si era rivolto. Uno scontro tra esperti dunque. E l’ipotesi di un peggioramento rapido delle condizioni del giornalista causato un’infezione, una pericardite settica, in un paziente fragile e debilitato da terapie pesanti. Fino alla morte il 19 luglio scorso. Elementi che dovrà verificare nella sua inchiesta la Procura di Roma.






