venerdì, Febbraio 20, 2026

Le statue parlanti: gli “eroi” che divennero la voce del popolo

All’interno dei Musei Capitolini, nel cortile di Palazzo Nuovo, si trova invece Marforio, imponente statua considerata la spalla di Pasquino poiché in alcune satire i due dialogavano ironicamente. Famoso è il botta e risposta in occasione delle razzie dei tesori a Roma perpetrate da Napoleone, all’inizio dell’Ottocento: “È vero che i Francesi sono tutti ladri?”, “Tutti no, ma Bona Parte”. Rinvenuta nel Cinquecento nel Foro di Augusto davanti al tempio di Marte Ultore da cui pare prenda il nome (Mar-Foro), la statua raffigura una divinità maschile distesa sul bordo di una vasca, con una lunga barba, un mantello e una conchiglia nella mano sinistra. La figura, databile al I secolo d.C. viene interpretata come la personificazione di Oceano o di un fiume, forse il Nera. A un centinaio di metri da Marforio, scendendo dal Campidoglio, in un angolo di piazza Venezia incontriamo l’unica donna del Congresso degli Arguti: Madama Lucrezia, possente mezzo busto di epoca romana con il volto sfigurato, alto circa 3 metri. La statua, che rappresenta la dea egizia Iside o una sua sacerdotessa, nel nome probabilmente si riferisce a Lucrezia d’Alagno, la famosa amante del re di Napoli Alfonso V. Nel 1457 Lucrezia venne a Roma per richiedere al Papa la concessione del divorzio che però le fu rifiutato. Alla morte del re Alfonso V, il figlio Ferrante la cacciò da Napoli costringendola a vivere nella capitale nel palazzetto adiacente alla statua che, in occasione del primo maggio, alla festa del “Ballo dei Guitti”, veniva vestita e adornata come una vera dama. Al lato della Chiesa di Sant’Andrea della Valle, troviamo invece l’Abate Luigi, così chiamato perché pare somigliasse al sagrestano della vicina chiesa del Sudario. La statua, di epoca tardo imperiale, raffigurante un uomo togato, forse un magistrato o un senatore romano, fu ritrovata alla fine del Cinquecento nelle fondamenta di palazzo Vidoni. È priva della testa a causa di atti di vandalismo, come si deduce dalla scritta alla base: “Fui dell’antica Roma un cittadino, ora Abate Luigi ognun mi chiama. Conquistai con Marforio e con Pasquino nelle satire urbane eterna fama, ebbi offese, disgrazie e sepoltura, ma qui vita novella e alfin sicura”. A queste quattro statue parlanti, nel tempo, ne sono state accorpate altre due, facenti parte delle decorazioni delle fontane del Babuino e del Facchino. La prima è collocata accanto alla Chiesa di Sant’Attanasio dei Greci, in via del Babuino. Si tratta di un anziano sileno disteso sul fianco di una fontana, che per la sua bruttezza venne soprannominato dal popolo romano Er Babuino. Nel 1877 la statua fu smontata e collocata nel cortile interno di palazzo Grandi, ma nel 1957 tornò nuovamente al suo posto per volere dei cittadini. Il Babuino arrivò a competere con il più famoso Pasquino, tanto che le sue invettive vennero chiamate anche “babuinate”. A chiudere il Congresso degli Arguti, in via Lata, è la statua parlante più recente, quella del Facchino, una piccola fontanella con una figura maschile ritratta mentre versa l’acqua da una botte. L’abito indossato è il costume tipico della Corporazione dei facchini, da cui deriva il nome del personaggio. La scultura risale alla seconda metà del XVI secolo ed è opera di Jacopo Del Conte che la realizzò su incarico della Corporazione degli Acquaroli, coloro che raccoglievano l’acqua dalle fontane pubbliche per rivenderla porta a porta. Il Facchino subì più volte la deturpazione del viso poiché il popolo lo riteneva rassomigliante a Martin Lutero, per via del berretto e dell’abbigliamento, e lo colpiva a sassate.

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