lunedì, Febbraio 23, 2026

Delitto di Torvajanica, Selavdi ucciso per vendetta

Parlano in Corte D’Assise a Frosinone gli uomini della Squadra Mobile di Roma che eseguirono le indagini sull’omicidio di Torvajanica. Sulla scena del crimine, la presenza di criptofonini, quindi telefoni anti-intercettazioni, riferisce uno degli investigatori. È domenica 20 settembre del 2020, quando il 38enne Shehaj Selavdi, detto “Simone” o “Passerotto”, di origini albanesi, noto alle forze dell’ordine per droga, viene ucciso sulla spiaggia affollata con due colpi di pistola. Le telecamere di zona riprendono due uomini in azione, in sella a uno scooter con il volto camuffato.  Per i Pm capitolini a guidare la moto, tra l’altro rubata, sarebbe stato Enrico Bennato, fratello di Leandro, boss della droga di Casalotti e rivale di Fabrizio Piscitelli. Mentre a giustiziare Passerotto sarebbe stato Raul Esteban Calderon. Anche in questo caso travestito da runner, come per il delitto di Diabolik, ad agosto del 2019, per il quale l’argentino è a processo a Roma. Proprio la morte del Diablo avrebbe scatenato la guerra.  Tre mesi dopo l’omicidio del capo ultrà della Lazio, sempre nella Capitale, ci fu un attentato a colpi di pistola a cui scampò Leo Bennato. Un agguato orchestrato dal socio in affari di Piscitelli, Fabrizio Fabietti, come vendetta, e al quale avrebbe preso parte anche Shehaj, l’ipotesi dei pubblici ministeri. Da qui la punizione dell’albanese. A pianificare il delitto del Bora Bora sarebbe stato il pluripregiudicato Giuseppe Molisso, tra i cinque imputati alla sbarra a Frosinone.

Articoli correlati

Ultimi articoli