martedì, Febbraio 24, 2026

Taxi Roma, Gualtieri: “Da venerdì percorso per aumentare licenze”

”Dobbiamo aumentare le licenze dei taxi. Abbiamo chiesto al Governo di aiutarci ma purtroppo il decreto è stato fatto male ed è inutilizzabile. Ci hanno tenuto fermi due mesi e hanno fatto delle norme che non servono a niente. Avendo respinto tutti gli emendamenti che avrebbero reso il decreto utilizzabile da parte dei comuni, io il giorno dopo ho convocato un tavolo sindacale per aumentare le licenze. Venerdì parte il percorso per aumentare le licenze. Abbiamo deciso di farlo e lo faremo”. Lo ha detto il sindaco di Roma Roberto Gualtieri nell’ambito delle celebrazioni di ‘Sky 20 anni’. In questi giorni l’Adnkronos ha pubblicato un’inchiesta sull’emergenza taxi nella Capitale, troppo spesso introvabili per cittadini e turisti, da cui è emerso tra l’altro che su 7.672 licenze attive a Roma solo 60, ovvero meno dell’1%, ha aderito all’esperimento della ‘doppia guida’, ovvero la possibilità per ogni auto di fare il doppio turno in modo da soddisfare le richieste della clientela. Una situazione definita “indegna di una capitale europea e di una delle città più famose e visitate del mondo” da Pippo Baudo. “C’è una vera e propria dittatura dei tassisti – accusa il popolare conduttore catanese che vive a Roma – Vogliono essere i dominatori assoluti della città! Non passano, non rispondono al telefono con i call center che sembrano fantasmi, per avere la certezza di un taxi bisogna chiamare almeno due ore prima, sono pochi e vogliono restare in pochi. Davvero una situazione intollerabile”, conclude Pippo Baudo. “Situazione tragica, con la gente sempre più incavolata e con tantissimi turisti con i quali come capitale facciamo una figura di m…”. Non usa mezzi termini Rino Barillari, il ‘re dei paparazzi’. “Basta l’ultimo esempio: l’altra volta ero a Termini, c’erano centinaia di persone in attesa e non sto esagerando. Alla fine, passata un’ora e un quarto, mi sono staccato dalla fila, ho rinunciato a prendere il taxi e ho cominciato a scattare foto: l’unica cosa che potevo fare…”, racconta il celebre fotografo romano. “Ormai è diventato difficile persino chiamarlo, il taxi: stai lì le mezz’ore intere ad ascoltare la musichetta e la segreteria telefonica e poi la telefonata si interrompe e tu resti lì come un… vabbé, non voglio dire altre parolacce! – si ‘autocensura’ Barillari -. E poi, ci mettono un sacco di tempo ad arrivare anche quando la postazione taxi risulta vicina, sbagliano strada apposta per fare itinerari più lunghi e far scorrere il tassametro. Così, è inevitabile che le strade di Roma si riempiano di gente che va anche in due o in tre sul monopattino…”. “Una tragicommedia, ma più tragedia che commedia, la situazione dei taxi a Roma”. E’ la definizione che dà il regista Pier Francesco Pingitore, scrittore e regista patron del ‘Bagaglino’. “Nella Capitale – osserve – i residenti sono sempre stati tanti, ben oltre i due milioni; i turisti sempre tantissimi; eppure, fino a qualche mese fa, pur con qualche disagio, prendere il taxi non era un’odissea. Evidentemente, con il caldo, si sono ‘squagliati’ anche i tassisti…”, scherza ricorrendo al doppio senso del verbo, inteso come ‘squagliarsi al sole’ ma anche come ‘squagliarsela’. Massimo Ghini, mette a confronto Roma con Lampedusa per rappresentare il forte disagio, dovuto alla mancanza di taxi, che i turisti devono fronteggiare appena arrivati in città. Realtà diverse, certo, ma che secondo l’attore che “non vuole sembrare offensivo” presentano dei punti di contatto. “E’ come se ci trovassimo – dice infatti – di fronte a due ‘Lampeduse’: da un lato quella dei poveri disgraziati, che vengono dall’Africa, e dall’altro quella dei turisti, che vengono per portarci i soldi, ma che restano in attesa che qualcuno tenda loro la mano. Abito vicino alla Stazione Termini – dice Ghini – ma sembra come stare a Lampedusa. E gli albergatori? E i ristoratori? E i commercianti? Perché non alzano la voce?”, si chiede Ghini secondo il quale il problema si può risolvere soltanto se “la politica accetta di affrontare seriamente questo problema. E’ un braccio di ferro tra una categoria e la politica che ha interesse a tenersi buoni i tassisti perché sono un serbatoio di voti”.

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