lunedì, Aprile 6, 2026

Gaza, orrore senza fine: 4.385 il numero dei morti (1.735 minori) 13.561 i feriti

È salito a 4.385 il numero dei morti a Gaza, di cui 1.756 minori e 976 donne. Lo ha fatto sapere il ministero della Sanità di Gaza, citato dai media. I feriti sono 13.561. Un funzionario israeliano ha detto che Hamas “utilizza alcuni ospedali come rifugi perché sa che si tratta di un sito sensibile che eviteremo di attaccare”. Lo ha detto un portavoce dell’esercito israeliano nel corso di un punto stampa. Lo riporta il Times of Israel. Circa 700.000 abitanti della Striscia di Gaza si sono trasferite nel sud dell’enclave palestinese, mentre circa 350.000 rimangono nel Nord, soprattutto a Gaza City. Lo ha detto un funzionario della sicurezza israeliana, citato da Haaretz. Secondo il funzionario, ha aggiunto Haaretz, non c’è alcuna crisi umanitaria nella Striscia, dove ci sarebbe abbastanza acqua per altre due settimane. Gli aiuti umanitari entrati oggi nella Striscia di Gaza saranno consegnati solo agli ospedali dell’enclave e non comprendono l’acqua: lo ha riferito una fonte della Croce Rossa. La fonte ha riferito che gli aiuti umanitari -entrati a bordo di 20 camion attraverso il valico di Rafah- comprendono solo cibo in scatola, medicine, coperte e materassi. La fonte della Croce Rossa ha precisato che gli aiuti verranno portati ai magazzini dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa), che si occuperà della distribuzione.  Quattro ospedali nel nord della Striscia di Gaza si rifiutano di evacuare come chiesto dall’esercito israeliano. Lo ha riferito un funzionario della sicurezza, precisando che nella zona settentrionale dell’enclave palestinese “ci sono 20 ospedali, al momento sei sono già stati liberati, 10 non lo hanno ancora fatto e quattro si stanno rifiutando”.
Spostare pazienti gravemente feriti e malati è difficile, ha riconosciuto, ma i militari hanno “un rapporto diretto con quasi tutti i dirigenti ospedalieri e li incoraggiamo a evacuare”. Il funzionario ha accusato Hamas di utilizzare alcuni ospedali come rifugi, “perché sa che si tratta di un sito sensibile che eviteremo di attaccare”.

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