
Favori ai politici locali di tutti i partiti come metodo per fare impresa. Così funzionava il sistema messo in piedi da Luca Parnasi. Schemi corruttivi gravi che sarebbero stati adottati anche per il progetto dello Stadio della Roma. Con questo duro atto d’accusa è iniziata la requisitoria della Procura di Roma nel maxi processo che vede imputate una ventina di persone per la vicenda dell’impianto sportivo a Tor di Valle – poi tramontato. Tra loro anche alcuni esponenti politici, il deputato della Lega, Giulio Centemero, l’ex tesoriere del Pd, Francesco Bonifazi e l’ex presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito. Tra le ipotesi di reato contestate: corruzione, finanziamento illecito e traffico di influenze illecito. Al centro del caso, scoppiato nel 2018, la figura di Parnasi, l’imprenditore che sarà giudicato con il rito abbreviato. Secondo la Procura la sua ambizione era quella di incidere sulla politica nazionale, al tempo del governo gialloverde, con l’unico fine del profitto. Nelle intercettazioni emergono espressioni particolari come ‘abitudine anni ’80’ o ‘metodo PrimaRepubblica’. Nella sua requisitoria la pm si è soffermata anche sul ruolo di Luca Anzalone, ex presidente Acea che, incaricato dalla giunta Raggi di seguire la trattativa sull’impianto sportivo – avrebbe inciso pesantemente sull’iter comunale per lo stadio. Per la Procura i “rapporti corruttivi di Parnasi con Lanzalone e Marcello De Vito sono i più gravi. L’intervento dell’accusa si concluderà giovedì con la richiesta delle pene.






