sabato, Gennaio 31, 2026

Suicidi a Regina Coeli: quattro dall’inizio dell’anno. Allarme settima sezion

Il carcere romano di Regina Coeli

Il posto più sicuro del mondo, il carcere, luogo di espiazione di una pena è anche il posto più fragile se dall’inizio dell’anno a Regina Coeli quattro persone si sono tolte la vita. Storie molto diverse di disperazione. Uno straniero libico, trentenne, si è ucciso il 18 gennaio scorso dopo tre giorni di isolamento per Covid.  Alessandro Di Giambattista, 32 anni, residente a Cittareale, si è impiccato il 10 marzo dopo una condanna in primo grado a 27 anni per omicidio. Aveva già dato segni di disagio in altri istituti penitenziari. Denys Molchanov, ucraino, 35 anni, accusato di aver ucciso la compagna, si è dichiarato innocente ma si è suicidato dopo esser finito in isolamento il 13 giugno. Era depresso, in attesa di curarsi allo Spallanzani. Infine Riccardo Bianchi, italiano di 21 anni, senza fissa dimora, forse non ha retto il 10 settembre alla vergogna della scabbia. Tutti sono passati per l’antico carcere, dedicato ai detenuti in attesa, tutti risucchiati dai loro fantasmi che esplodono nella settima sezione. Stefano Anastasia, il garante per la Regione Lazio dei diritti dei detenuti, sottolinea ai nostri microfoni la delicatezza di alcuni passaggi più critici e che espongono al rischio suicidio: quando il detenuto arriva nell’istituto, quando è trasferito da altro carcere, quando è in attesa di giudizio e l’amministrazione e gli operatori non lo hanno ancora preso in carico. A Regina Coeli forse i quattro suicidi non dovevano entrare. Vittime di disagio psichico e sociale , di depressione, con condanne lunghe, avrebbero dovuto seguire altri percorsi ma quando convivono mille detenuti, 400 in più della disponibilità, quando un aula scolastica nei giorni scorsi è stata riadattata a cella i risultati possono essere questi. L’avvocata Paola Bevere, associazione Antigone, ci indica nel sovraffollamento una concausa di queste morti. Senza spazi comuni anche nell’ora d’aria, con attività di altro tipo azzerate l’isolamento può stimolare fantasie di morte. Il Garante Anastasia ha scritto alle istituzioni competenti per segnalare una situazione di dolore insopportabile e trovare con loro, nel rispetto delle competenze, soluzioni a un disagio profondo. Nel Lazio dall’inizio dell’anno sono 5 i suicidi. Il quinto nel carcere di Frosinone. Nel paese in totale sono 55 i detenuti che si sono tolti la vita.

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