
Troppo artista per gli scienziati, troppo scienziato per gli artisti, ma amato incondizionatamente a partire dagli anni ’60 del ‘900 per la capacità di interpretare, con le sue rappresentazioni paradossali, lo spirito di un secolo che ha perso le sue certezze. A Maurits Cornelis Escher Palazzo Bonaparte dedica la più grande mostra mai realizzata finora. L’artista grafico olandese visse nella Capitale dal 1923 al 1935. Il suo studio romano, nella casa di via Poerio a Monteverde, è raffigurato dettagliatamente nella celebre “Mano con sfera riflettente”. Amava uscire a disegnare la città di notte, quando i profili degli edifici assumono i contorni netti del bianco e nero. Ne nacquero le 12 xilografie dal titolo “Notturni romani”. Escher amò profondamente l’Italia, che abbandonò solo quando l’oppressione della dittatura fascista si fece insopportabile. Negli anni a seguire e fino alla sua morte smise di rappresentare paesaggi e si concentrò sulle tasellature delle metamorfosi e sulle geometrie impossibili. La mostra di Palazzo Bonaparte racconta l’evoluzione dell’arte di Escher in circa 300 opere. Resterà aperta fino al primo aprile 2024.






