
Quattro donne uccise. Una strage premeditata messa in atto nel corso di una riunione di condominio a Roma, l’11 dicembre del 2022 a Fidene. Per questa vicenda Claudio Campiti, 58 anni, è stato rinviato a giudizio dal gup della Capitale che ha fissato il processo al prossimo 4 febbraio davanti ai giudici della prima Corte d’Assise di
piazzale Clodio. Nel procedimento compariranno come responsabili civili, per omessa vigilanza, il ministro degli Interni, quello della Difesa e il Poligono di tiro dove quella mattina il killer prelevò la pistola poi utilizza per il drammatico blitz. Giallo sull’intervento dell’Avvocatura che, secondo quanto riferito da altri avvocati di parte civile, nel corso del suo intervento avrebbe chiesto il non luogo a procedere per l’imputato. “Lo Stato, attraverso l’Avvocatura, nel momento in cui è chiamato a rispondere dei risarcimenti nei confronti delle vittime, chiede il non luogo a procedere – ha affermato l’avvocato Massimiliano Gabrielli – nei confronti dell’imputato: un corto circuito tra il Pubblico ministero, che rappresenta l’accusa che ha chiesto il rinvio a giudizio, e l’avvocatura dello Stato, che rappresenta i ministeri della Difesa e dell’Interno chiamati come responsabili civili, davvero inaccettabile per i familiari e che grida vendetta dal punto di vista morale: come dire, se devo pagare i danni allora assolvetelo!”. Il gup ha, sostanzialmente, recepito l’impianto accusatorio del pm Giovanni Musarò che contesta all’indagato l’omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, il tentativo di omicidio di altre cinque e lesioni personali per i traumi psicologici causati ad altri sopravvissuti. Secondo l’accusa, Campiti “dopo aver fatto ingresso all’interno del gazebo del bar ‘Il posto giusto’ dove era in corso un’assemblea del consorzio Valleverde, impugnando una pistola Glock si dirigeva direttamente verso il tavolo dietro al quale erano seduti i componenti del consiglio di amministrazione del consorzio e i revisori contabili e dopo aver pronunciato la frase ‘vi ammazzo tutti’ sparava all’indirizzo di Sabina Sperandio, Nicoletta Golisano e Fabiana De Angelis colpendole in punti vitali” uccidendole sul colpo. Una quarta donna, Elisabetta Silenzi, morì qualche giorno dopo a causa delle ferite riportate.
Un omicidio premeditato nei primi giorni di novembre dopo che il killer aveva ricevuto la convocazione dell’assemblea. Secondo quanto accertato dai carabinieri l’imputato aveva rubato una l’arma alla struttura di Tor di Quinto. “Un’arma che sapeva usare bene un altro caricatore con 13 colpi, 155 cartucce, 1 coltello a serramanico, 1 pugnale sub con cosciale calzato”, si legge nell’ordinanza cautelare. Tasselli “sintomatici di un piano omicidiario organizzato nei dettagli” per un movente che è da ricondurre a un contenzioso “con il Consorzio Valleverde che durava da diversi anni. Nel capo di imputazione che riguarda le lesioni personali i pm citano il disturbo post traumatico da stress per i sopravvissuti al blitz. Un trauma che ha causato problemi al “sonno, depressione, senso di colpa per essere sopravvissuto alla strage, e flashback”. A Campiti viene contestato anche l’appropriazione e porto abusivo di armi. La chiamata in causa dei ministeri e del Poligono era stata richiesta nelle scorse udienze dalle parti civili, familiari e amici delle vittime, sottolineando come la sottrazione dell’arma dal poligono di Tor di Quinto non fosse il primo caso avvenuto e che quindi addetti e vertici del poligono e i ministeri della Difesa e degli Interni si sarebbero dovuti attivare. Nel procedimento sono coinvolti anche il presidente della Sezione Tiro a Segno Nazionale di Roma e un dipendente addetto al locale dell’armeria del poligono di tiro di Tor di Quinto. I due hanno rinunciato all’udienza preliminare e per loro il processo inizierà nel 2024.






