venerdì, Febbraio 23, 2024

Cop28 a Dubai, Meloni: “Dall’Italia 130 mln euro al Fondo per i paesi vulnerabili”

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Alla Cop28 a Dubai oltre 200 governi da tutto il mondo, ma si contano anche i grandi assenti: il presidente americano Joe Biden, il capo di stato cinese Xi Jinping e, per motivi di salute, Papa Francesco. Cina e Stati Uniti rappresentati all’appuntamento sulla crisi climatica, a cui prendono parte anche Ong ambientaliste, think tank, imprese e gruppi religiosi. La COp28 è il 28esimo incontro annuale delle Nazioni Unite sul clima, in cui i governi discuteranno su come limitare e prepararsi ai futuri cambiamenti climatici. In particolare, il vertice di Dubai, che si svolgerà fino al 12 dicembre, sarà concentrato sull’obiettivo di 1,5 gradi C di limitazione del riscaldamento globale, raggiunto a Parigi, e sull’eliminazione dei combustibili fossili, tema chiave proprio negli Emirati Arabi Uniti, una delle dieci principali nazioni produttrici di petrolio al mondo. I leader e la comunità sanitaria “sono presenti al vertice mondiale sull’azione per il clima per discutere del piano d’azione sanitario e del finanziamento della salute climatica, in vista della prima Giornata della salute e del primo incontro ministeriale sulla salute in una conferenza delle Nazioni Unite sul clima”, aggiunge la presidenza della Cop28.  Una ventina di Paesi tra cui Stati Uniti, Francia ed Emirati Arabi Uniti hanno chiesto, in una dichiarazione congiunta alla Cop28, di triplicare le capacità energetiche nucleari nel mondo entro il 2050, rispetto al 2020, per ridurre la dipendenza dal carbone e dal gas, la principale sfida di questo vertice. L’annuncio è stato fatto da John Kerry, inviato americano per il clima, a Dubai, insieme a diversi leader tra cui il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro belga Alexander de Croo. Cina e Russia, oggi i principali costruttori di centrali nucleari nel mondo, non sono tra i firmatari. Sbloccare i finanziamenti mondiali a favore dell’energia nucleare: è quanto auspica il direttore generale dell’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Rafael Grossi, in una intervista a France Press a margine della Cop28. Secondo Grossi è “un errore” rifiutare il nucleare, che consentirebbe una consistente limitazione del riscaldamento climatico e l’abbattimento dei gas serra. La difficoltà maggiore per Grossi è il reperimento dei finanziamenti per l’energia nucleare: “Esistono disposizioni statutarie, a volte anche in alcune istituzioni di credito internazionali, che escludono il nucleare. Credo che ciò sia totalmente obsoleto e che non corrisponda ad alcun criterio scientifico o tecnologico. Si tratta piuttosto, penso, di cose del passato”. La Banca Mondiale per esempio non ha finanziato progetti sul nucleare dal 1959. “Penso e spero che ci sarà una evoluzione” sui finanziamenti pubblici, aggiunge Grossi. 

Il direttore dell’Aiea cita il caso degli Emirati Arabi Uniti: “Avevano zero nucleare una decina di anni fa e adesso contano su quattro reattori”, che producono un quarto dell’energia elettrica consumata nel Paese. Grossi mette in guardia chi considera i fallimenti di certi progetti per svalutare l’energia atomica. Ma i Paesi meno sviluppati avrebbero i mezzi adeguati a proteggere le centrali? “E’ una domanda legittima, ma noi siamo stati creati per questo”, afferma riferendosi all’Aiea. “Un Paese che intenda sviluppare un programma nucleare deve fare tutto un certo percorso e avere un accordo comprensivo di garanzie con la nostra Agenzia. Ciò significa che in linea di principio rischi di proliferazione non dovrebbero esistere”. Il diplomatico argentino è tornato anche sulle tensioni che si sono manifestate per la sorte delle centrali ucraine a seguito dell’invasione russa: “Il problema è la guerra, non il nucleare”.

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