
Taiwan ha scelto il nuovo presidente e un nuovo Parlamento, in un voto definito “ad alto rischio” e che promette di irradiare i suoi effetti a livello globale. Il candidato dei nazionalisti del Kuomintang, Hou Yu-ih, sostenuto dalla Cina, ha ammesso la sconfitta: “Grazie a tutti. Ho fatto del mio meglio, sono molto triste di non aver potuto completare il cambio di governo. Mi dispiace molto”, ha detto. A spoglio quasi ultimato, pari al 98% dei seggi, la vittoria è di colui che era il grande favorito: William Lai Ching-te del Partito democratico progressista (Dpp), attuale vicepresidente. L’altro sfidante, in quella che è stata una corsa a tre, era Ko Wen-je, del Partito popolare (Tpp). Sono stati 19,5 milioni gli elettori chiamati a rinnovare anche il Parlamento, lo Yuan legislativo. Le urne si sono aperte alle 8 locali (l’1 in Italia) e si sono chiuse alle 16 (le 9 in Italia). Il candidato del Dpp, Lai, si attesta al 40,2% delle preferenze mentre Hou Yu-ih del Kmt, il principale rivale, si ferma al 33,4%. “Come una delle prime e delle più anticipate elezioni del 2024, Taiwan ha centrato una vittoria per la comunità delle democrazie”, sono le prime parole di William Lai. “Abbiamo resistito alle pressioni esterne, abbiamo dimostrato al mondo quanto abbiamo a cuore la nostra democrazia. Questo è il nostro impegno incrollabile”, ha aggiunto, specificando poi: “Sono determinato a salvaguardare il Paese dalla minaccia della Cina”. Secondo la Commissione elettorale centrale dell’isola, oltre il 30% degli elettori ha un’età compresa tra i 20 e i 39 anni: nelle ultime battute della campagna elettorale è stata la parte di popolazione più corteggiata in assoluto, dominando i titoli dei media e attirando molteplici impegni politici da parte di partiti e candidati. L’affluenza dei giovani alle elezioni, generalmente inferiore rispetto ad altri gruppi di età, ha avuto in passato un ruolo di peso, come nel caso del 2020, quando la mobilitazione massiccia con percentuali superiori al 70% fu decisiva per consentire alla presidente uscente Tsai Ing-wen di strappare il secondo mandato con percentuali record. Al di là del “grande gioco” con Cina e Usa, infine, gli elettori taiwanesi (soprattutto under 40) vedono nel voto un’occasione irrinunciabile per intervenire su vari temi molto caldi e sentiti: il rallentamento dell’economia, il costo delle case, gli stipendi, l’istruzione. In gioco, oltre ai rapporti con la sempre più assertiva Cina, che rivendica l’isola come parte “inalienabile del suo territorio da riunificare anche con la forza” entro il 2049 (centenario della fondazione della Repubblica Popolare), c’è anche il nodo dell’identità taiwanese da difendere. Secondo il Centro studi elettorali dell’Università nazionale di Chengchi, a giugno 2023 il 62,8% delle persone si identificavano come taiwanesi, mentre il 30,5% dichiarava di essere sia taiwanese sia cinese. Mentre solo il 2,5% si identificava come cinese: un pericoloso campanello d’allarme per le ambizioni di Pechino. Il voto di Taiwan è però importante anche per altri motivi. In primis i rapporti e lo stato della competizione globale tra Usa e Cina, già surriscaldati in vista del voto: Washington protegge l’isola da tempo con armi e navi militari e impedisce di fatto a Pechino perfino di imporre la propria influenza nel tratto di mare dello Stretto di Formosa e, di conseguenza, nell’Indo-Pacifico. Una grande seccatura per la Cina, visto che lo Stretto di Taiwan rappresenta uno snodo fondamentale per gli scambi commerciali del Dragone con il mondo. Bloomberg Economics ha calcolato in 10mila miliardi di dollari il costo potenziale per l’economia mondiale. Taiwan riveste inoltre un’enorme importanza strategica perché è il principale centro di produzione di alcuni dei semiconduttori più avanzati al mondo. I toni tra Usa e Cina si sono scaldati già ore prima dell’apertura delle urne. Antony Blinken ha chiesto a Pechino di mantenere “la pace e la stabilità” nello Stretto di Taiwan durante le elezioni presidenziali. Il segretario di Stato americano ha avuto un colloquio con il ministro per gli Affari internazionali Liu Jianchao a Washington. Durante l’incontro è stata sottolineata l’importanza di risolvere i casi di “cittadini americani ingiustamente detenuti o soggetti a divieti di uscita in Cina e ha sollevato le preoccupazioni da parte degli Stati Uniti sulle violazioni dei diritti umani nel Paese”. Blinken ha ribadito, infine, l’importanza di mantenere la pace e la stabilità anche nel Mar Cinese Meridionale, teatro di primaria importanza per Washington. Da parte sua, la Cina controbatte con le armi che padroneggia con maggiore destrezza. Le cruciali elezioni presidenziali e parlamentari di Taiwan finiscono nelle maglie della censura del Great Firewall cinese. La popolare piattaforma di social media Weibo, l’X cinese, ha bloccato gli hashtag sul voto taiwanese dopo che il tema era diventato uno degli argomenti di maggiore tendenza tra i netizen (le persone che prendono parte attiva alla comunicazione su internet, ndr). “In conformità con le leggi, i regolamenti e le politiche pertinenti, il contenuto di questo argomento non viene visualizzato”, recita il messaggio che appare sulle ricerche dell’hashtag “elezioni di Taiwan”, a rimarcare la centralità della vicenda. Nella Cina continentale, i cui leader osservano molto da vicino il risultato dopo aver impostato il voto come una scelta tra “guerra e pace”, le “elezioni di Taiwan” sono state tra i temi di maggiore tendenza su Weibo dopo l’apertura dei seggi di questa mattina, con alcuni post che sono arrivati a sfiorare quasi 170 milioni di visualizzazioni. Alcuni post hanno espresso la speranza che i legami tra le due sponde dello Stretto possano migliorare dopo il voto, mentre altri hanno chiesto che l’isola ritorni alla “madrepatria” il prima possibile, a prescindere dai mezzi. L’hashtag, tuttavia, è stato rimosso a metà mattinata, malgrado gli utenti fossero ancora in grado di vedere alcuni messaggi sull’argomento. Le principali piattaforme di informazione cinesi – tra cui i tre pilastri ufficiali statali dell’agenzia di stampa Xinhua, del network Cctv e del Quotidiano del Popolo – hanno dedicato scarsa copertura al voto della “regione cinese di Taiwan”. Oltre alle difese praticamente impenetrabili di Taiwan, che impediscono di fatto un attacco convenzionale e soprattutto un attacco anfibio, a protezione dell’isola si schierano anche gli alleati satelliti degli Usa, come Giappone e Australia. Proprio a quest’ultima Pechino ha riservato un avvertimento straordinario, affermando che eventuali “errori di calcolo” nei legami di Canberra con il prossimo governo dell’isola ribelle vedrebbero il popolo australiano “spinto oltre l’orlo di un abisso”. Le parole dell’ambasciatore cinese a Canberra, Xiao Qian, sono proseguite ancora più decise: “La salvaguardia dell’unità nazionale e dell’integrità territoriale sono diritti sacri di tutti gli Stati sovrani”. Con l’avvicinarsi delle elezioni nella regione di Taiwan, “ho scoperto che alcune persone locali hanno malintesi sulla questione” e che “quel che è peggio è che alcuni diffondono addirittura disinformazione”, sostenendo che il governo centrale cinese “non ha mai veramente esercitato il controllo su Taiwan”, mentre altri descrivono il rapporto tra Taiwan e la terraferma come “democrazia contro autoritarismo”, simile all’epica battaglia tra il bene e il male descritta nella Bibbia. Sempre secondo l’ambasciatore, altri ancora “diffamano la Cina per il cambio di status quo” attraverso lo Stretto di Taiwan e di mettere a repentaglio la pace e la stabilità regionale. “Vorrei sottolineare qui che Taiwan è la Taiwan della Cina, una parte inalienabile del territorio cinese, e questo è il prerequisito che dobbiamo tenere presente quando comprendiamo la questione di Taiwan”, ha concluso Xiao. Quelle che di fatto sono le uniche elezioni libere nel mondo di lingua cinese preoccupano davvero la Cina e la traiettoria strategica che vuole conservare il presidente Xi Jinping. Qualche ora prima dell’apertura delle urne a Taiwan, Pechino ha lanciato un altro duro monito all’indirizzo del Partito democratico progressista (Dpp), attualmente al potere. Le forze armate cinesi “restano sempre in allerta e adotteranno qualsiasi misura necessaria per stroncare con forza ogni forma di complotto secessionista per l’indipendenza di Taiwan e salvaguardare con fermezza sovranità e integrità territoriale della Cina”, ha avvertito il portavoce del ministero della Difesa, Zhang Xiaogang. Il riferimento è al potenziamento voluto dal Dpp degli aerei da combattimento F-16V in dotazione e al previsto acquisto di più jet militari dagli Usa. Da parte sua, il ministero della Difesa taiwanese ha riferito di aver rilevato 8 jet e 6 navi militari cinesi intorno all’isola nelle 24 ore fino alle 6 locali (le 23 di venerdì in Italia), nell’imminenza dell’apertura delle urne.






