
Icaucus dell’Iowa più glaciali della storia. Lunedì sera – 15 gennaio – quando si apriranno le votazioni, le temperature dovrebbero scendere a -34 gradi con raffiche di vento da 80 a 89 chilometri orari. Un freddo polare che rischia di rallentare l’affluenza e che già sta condizionando gli ultimi scampoli di campagna elettorale. La bufera di neve ha già costretto due dei candidati alle primarie repubblicane, Nikki Haley e Ron DeSantis ad annullare alcuni appuntamenti in calendario nella giornata di oggi. Haley e DeSantis si sono affrontati due giorni fa, in assenza di Donald Trump, “sospeso” fino alla decisione dei giudici sulla sua eleggibilità, Chris Christie, ritiratosi dalla corsa alla Casa Bianca, e Vivek Ramaswamy, escluso dal dibattito perchè indietro nei sondaggi. Nel corso dell’acceso confronto DeSantis ha invitato gli elettori a non fidarsi di Haley in materia di immigrazione: “È come avere la volpe che sorveglia il pollaio”. L’avversario ha fatto leva sulle critiche dell’ex ambasciatrice Onu verso chi chiama i migranti “criminali”. Un nervo scoperto per la Halley, figlia di immigrati dallo stato del Punjab in India. Il suo nome da nubile è infatti Nimrata Randhawa. In campagna elettorale ha preferito il soprannome Nikki e il cognome del marito. Altro tema incandescente nel corso del dibattito è stato il sostegno degli Stati Uniti all’Ucraina contro l’invasione russa. Al momento, i finanziamenti a Kiev sono osteggiati all’interno del Congresso americano proprio dall’ala destra dei Repubblicani. La Halley si è sempre detta a favore degli aiuti mentre DeSantis accusa la rivale di tenere più all’Ucraina che al controllo del confine con il Messico. Nell’ultimo sondaggio, l’ex ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite ed ex governatrice del South Carolina, Nikki Haley, ha superato per la prima volta il governatore della Florida, Ron DeSantis: i due hanno rispettivamente il 20% e il 13% delle preferenze di voto. In testa, con il 54%, c’e’ l’ex presidente Donald Trump. I caucus sono delle riunioni locali a cui partecipano solo le persone registrate come elettori di quel partito, che votano dopo un dibattito. I loro sostenitori lo considerano un modello di democrazia partecipativa, mentre i detrattori lo definiscono un sistema arcaico e non rappresentativo, ormai utilizzato solo in pochi Stati statunitensi (oltre all’Iowa, il Nevada, North Dakota, Wyoming). Da ricordare che i candidati alle presidenziali statunitensi competono nei singoli Stati del Paese per guadagnare la nomination del proprio partito. In gioco, in ogni Stato, c’è un determinato numero di delegati, ovvero di persone che lo rappresenteranno alla convention nazionale del partito e che saranno obbligati a votare – almeno al primo scrutinio – per un determinato candidato, in base al voto degli elettori e al sistema elettorale. Il candidato che ottiene la maggioranza dei delegati nel corso delle primarie e dei caucus, organizzati tra l’inverno e la primavera precedenti alle elezioni, sarà il candidato del partito alle presidenziali di novembre. L’Iowa è il primo Stato a votare dagli anni’70.






