lunedì, Gennaio 12, 2026

Taiwan, si vota per scegliere il presidente: sfida a tre 

Taiwan apre le urne per scegliere un nuovo presidente e un nuovo Parlamento, in un voto “ad alto rischio” che promette di irradiare i suoi effetti a livello globale. Le elezioni sull’ex Isola di Formosa in oltre 18mila seggi determineranno la direzione delle relazioni con Pechino e la stabilità regionale, ma soprattutto l’equilibrio fra Cina e Usa. Le urne si sono aperte alle 8 locali (l’1 in Italia) e si chiudono alle 16, coi risultati che saranno chiari in serata. Le presidenziali sono un’inedita gara a tre: il favorito è William Lai Ching-te del Partito democratico progressista (Dpp), attuale vicepresidente. I suoi sfidanti sono Hou Yu-ih, il candidato dei nazionalisti del Kuomintang (Kmt, sostenuto dalla Cina), e Ko Wen-je, del Partito popolare (Tpp). Sono 19,5 milioni gli elettori chiamati a rinnovare anche il Parlamento, lo Yuan legislativo. Verde contro blu contro bianco: la sfida elettorale di Taiwan è anche tra i colori che rappresentano gli schieramenti dei tre candidati. I sondaggi finali del 3 gennaio, ultimo giorno prima del blackout, hanno dato in testa Lai, con un vantaggio di poche percentuali di punto su Hou. Più staccato il terzo incomodo Ko, ex chirurgo ed ex popolare sindaco di Taipei, che punta sulle preferenze dei giovani. Secondo la Commissione elettorale centrale dell’isola, oltre il 30% degli elettori ha un’età compresa tra i 20 e i 39 anni: nelle ultime battute della campagna elettorale è stata la parte di popolazione più corteggiata in assoluto, dominando i titoli dei media e attirando molteplici impegni politici da parte di partiti e candidati. L’affluenza dei giovani alle elezioni, generalmente inferiore rispetto ad altri gruppi di età, ha avuto in passato un ruolo di peso, come nel caso del 2020, quando la mobilitazione massiccia con percentuali superiori al 70% fu decisiva per consentire alla presidente uscente Tsai Ing-wen di strappare il secondo mandato con percentuali record. Al di là del “grande gioco” con Cina e Usa, infine, gli elettori taiwanesi (soprattutto under 40) vedono nel voto un’occasione irrinunciabile per intervenire su vari temi molto caldi e sentiti: il rallentamento dell’economia, il costo delle case, gli stipendi, l’istruzione. In gioco, oltre ai rapporti con la sempre più assertiva Cina, che rivendica l’isola come parte “inalienabile del suo territorio da riunificare anche con la forza” entro il 2049 (centenario della fondazione della Repubblica Popolare), c’è anche il nodo dell’identità taiwanese da difendere. Secondo il Centro studi elettorali dell’Università nazionale di Chengchi, a giugno 2023 il 62,8% delle persone si identificavano come taiwanesi, mentre il 30,5% dichiarava di essere sia taiwanese sia cinese. Mentre solo il 2,5% si identificava come cinese: un pericoloso campanello d’allarme per le ambizioni di Pechino. Il voto di Taiwan è però importante anche per altri motivi. In primis i rapporti e lo stato della competizione globale tra Usa e Cina, già surriscaldati in vista del voto: Washington protegge l’isola da tempo con armi e navi militari e impedisce di fatto a Pechino perfino di imporre la propria influenza nel tratto di mare dello Stretto di Formosa e, di conseguenza, nell’Indo-Pacifico. Una grande seccatura per la Cina, visto che lo Stretto di Taiwan rappresenta uno snodo fondamentale per gli scambi commerciali del Dragone con il mondo. Bloomberg Economics ha calcolato in 10mila miliardi di dollari il costo potenziale per l’economia mondiale. Taiwan riveste inoltre un’enorme importanza strategica perché è il principale centro di produzione di alcuni dei semiconduttori più avanzati al mondo. I toni tra Usa e Cina si sono scaldati già ore prima dell’apertura delle urne. Antony Blinken ha chiesto a Pechino di mantenere “la pace e la stabilità” nello Stretto di Taiwan durante le elezioni presidenziali. Il segretario di Stato americano ha avuto un colloquio con il ministro per gli Affari internazionali Liu Jianchao a Washington. Durante l’incontro è stata sottolineata l’importanza di risolvere i casi di “cittadini americani ingiustamente detenuti o soggetti a divieti di uscita in Cina e ha sollevato le preoccupazioni da parte degli Stati Uniti sulle violazioni dei diritti umani nel Paese”. Blinken ha ribadito, infine, l’importanza di mantenere la pace e la stabilità anche nel Mar Cinese Meridionale, teatro di primaria importanza per Washington.

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