
Resta nel carcere di Treviso Dino Petrov, accusato, insieme al cugino Corum Petrov, del delitto del 14enne Alexandru Ivan. Il suo arresto è stato convalidato. La scelta difensiva di non rispondere alle domande del gip Carlo Colombo nell’interrogatorio di garanzia che si è svolto nel penitenziario veneto, dove Petrov si trova da martedì scorso. La fuga da Roma, la latitanza in Veneto, si nascondeva a casa di una zia. Il 31enne se parlerà – fa sapere il suo avvocato Fabio Frattini – lo farà con i pm competenti, quelli della Procura di Velletri, che indagano sull’agguato della notte del 13 gennaio, nel parcheggio della metro Pantano, in cui è morto Alex. Dino continua a dichiararsi estraneo ai fatti. Per gli inquirenti, invece, i cugini Petrov erano sull’auto dalla quale sono partiti gli spari. Chi abbia premuto il grilletto di quell’arma che ancora si cerca è da stabilire. La rissa del patrigno di Alex in un bar della Casilina con un uomo, poi la lite successiva con Dino e la richiesta di un incontro chiarificatore. Ruggini pregresse tra i due, forse per dissidi passati legati allo spaccio: è una delle ipotesi investigative. All’appuntamento – la ricostruzione di chi indaga – i Petrov si sarebbero presentati armati di pistola, così come i familiari della vittima che avrebbero avuto nel bagagliaio dei bastoni. Un proiettile al torace ha ucciso Alex. Martedì nella chiesa ortodossa di Santo Stefano a Valmontone i funerali del 14enne che verrà poi tumulato a Labico.






