
“Si riconoscono dai macchinoni”, ci dice una donna che vive in zona. Una vicina, invece, dietro le tende della finestra, pronuncia solo poche parole: “Non ho rapporti, non mi piacciono”. I Petrov fanno paura. “Villa Corum”, la targa all’ingresso della magione di famiglia, con dependance annessa, immersa negli ulivi tra Roma e i Castelli.
“Andate via”, urlano le donne dalla casa dove abita appunto la famiglia di Corum Petrov, arrestato insieme al cugino Dino per l’omicidio di Alexandru Ivan.
“Abbiamo un autosalone”, così qualche giorno fa il padre di Corum e zio di Dino sull’attività di famiglia. Eppure i Petrov salgono agli onori delle cronache anni e anni fa, in alcune operazioni antispaccio. La droga l’interesse che in passato avrebbe legato – trapela da fonti investigative – i Petrov al patrigno di Alex. Venerdì scorso, qualche ora prima del delitto del 14enne, la rissa tra Dino Petrov e il compagno della mamma della vittima in un bar sulla Casilina. Non certo per uno sguardo di troppo, come hanno raccontato i protagonisti della lite. Ruggini più profonde, sospettano gli inquirenti. Poi la richiesta di incontrarsi. L’appuntamento nel parcheggio della metro Pantano, al quale i Petrov – questa la ricostruzione – si sarebbero presentati armati di pistola. Mazze da baseball al seguito per i familiari di Alex, sostengono gli investigatori. Diversi i punti da chiarire per i carabinieri coordinati dalla Procura di Velletri. Una resa dei conti tra famiglie in cui a farne le spese è stato un adolescente di 14 anni. Martedì nella Chiesa ortodossa di Santo Stefano a Valmontone i funerali di Alexandru.






