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lunedì, Giugno 17, 2024

Ungheria, lo sfogo del padre di Ilaria Salis: “La sua sfortuna è essere cittadina italiana”

” È da marzo dell’anno scorso che chiediamo un intervento delle istituzioni, finalmente ieri siamo stati convocati dal ministro di giustizia Nordio. Sembra ci sia un piano per risolvere la faccenda. Anche il ministro degli Esteri Tajani ha incontrato il suo omologo ungherese per parlare del caso. Dopo tutto questo tempo si inizia a vedere un’azione da parte delle istituzioni”. A ‘The Breakfast Club’, su Radio Capital, Roberto Salis, il papà di Ilaria, la 39enne milanese in carcere da 11 mesi a Budapest accusata di aver aggredito durante una manifestazione due militanti neonazisti. “Ilaria è innocente e se il processo sarà regolare non dovrà scontare alcuna pena. Per 8 giorni è stata torturata in modo gravissimo. In cella di isolamento, con le mestruazioni senza sapone, senza assorbenti e senza carta igienica”. Roberto Salis accusa l’ambasciata italiana a Budapest: “Fino a settembre erano vietati i rapporti con la famiglia, di Ilaria si è occupata solo l’ambasciata italiana a Budapest che ha dormito fino a quando il caso è diventato mediatico. Non hanno fatto nulla di utile. Ho parlato con mia figlia cinque minuti fa, Ilaria è sempre combattiva, non ha bisogno di essere rincuorata e passa il tempo a rincuorare noi”. Il 29 gennaio ci sarà la prima udienza del processo: “Ilaria ha la sventura di essere una cittadina italiana. Con lei è stata arrestata un’altra persona, una ragazza tedesca, lei due giorni dopo l’arresto è stata mandata a casa con l’obbligo di mandare una mail a settimana alla polizia ungherese. Quando ci sono delle diplomazie che funzionano, le cose vanno diversamente. Se si vuole fare i patrioti, la prima cosa che si deve fare è difendere i diritti dei cittadini, soprattutto quando sono calpestati da uno stato straniero. Se non si fa questo non c’è patria”. “Un appello alla presidente Meloni? Ne abbiamo fatti tanti, lei sa benissimo cosa chiede la famiglia. Ci vuole la voglia di fare e di non restare a guardare”.

(Fonte: Agenzia Dire, www.dire.it)

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