lunedì, Marzo 4, 2024

Netanyahu: “Non entrare a Rafah? Vuol dire perdere la guerra. Garantiremo corridoio sicuro per civili Rafah”

In un estratto di un’intervista alla Abc, il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu respinge le richieste a Israele di evitare un’offensiva militare a Rafah: “Coloro che dicono che in nessun caso dovremmo entrare a Rafah ci stanno sostanzialmente dicendo di perdere la guerra. Tenete Hamas lì”, ha dichiarato. Lo riportano i media israeliani. “Prenderemo i restanti battaglioni terroristici di Hamas a Rafah, che è l’ultimo bastione”, ha aggiunto Netanyahu. La città più meridionale di Gaza è diventata il rifugio per quasi un milione di sfollati palestinesi, spinti a sud dalla guerra. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in un’intervista ad Abc News, ha detto di aver ordinato alle forze di difesa israeliane di pianificare l’evacuazione di centinaia di migliaia di persone da Rafah. “Lo faremo garantendo un passaggio sicuro alla popolazione civile in modo che possa andarsene”. E ha aggiunto: “Questo fa parte del nostro sforzo bellico per tenere i civili fuori pericolo. Fa parte dello sforzo di Hamas per mantenerli in pericolo”. Il primo ministro israeliano ha spiegato che l’offensiva è fondamentale per sconfiggere Hamas: “Coloro che dicono che in nessun caso dovremmo entrare a Rafah, in pratica dicono di perdere la guerra”. Durante le manifestazioni organizzate in Iran in occasione del 45esimo anniversario della Rivoluzione islamica, i manifestanti hanno gridato slogan contro gli Stati Uniti, il Regno Unito e Israele, hanno bruciato le bandiere americane, israeliane e britanniche e le effigi del premier Benyamin Netanyahu e dello “Zio Sam”, simbolo degli Usa. A Teheran sono stati esposti equipaggiamenti militari di fabbricazione iraniana, tra cui missili balistici e da crociera, lanciatori di satelliti, sistemi di difesa, droni Shahed, elicotteri e veicoli tattici. Le famiglie degli ostaggi israeliani intendono avanzare una denuncia ufficiale contro Hamas alla Corte di giustizia dell’Aja per “rapimento, crimini sessuali violenti, torture”. Lo ha fatto sapere il quotidiano Yedioth Ahronot secondo cui circa 100 rappresentanti delle famiglie degli ostaggi andranno all’Aja accompagnati da avvocati di Israele e di tutto il mondo. Obiettivo immediato della denuncia – ha spiegato il quotidiano – è quello di ottenere un mandato di arresto contro i leader di Hamas. Nelle prossime settimane anche ex ostaggi liberati – ha aggiunto la fonte – si recheranno all’Aja per sostenere le accuse.

Articoli correlati

Ultimi articoli