Uno dei quattro arrestati perché accusati di essere gli autori dell’attacco al Crocus City Hall di Mosca ha ammesso in un primo interrogatorio sommario di avere accettato di partecipare all’azione dopo avere ascoltato circa un mese fa le lezioni di un non meglio precisato “predicatore”, e di essere stato reclutato da un aiutante di quest’ultimo, di cui non conosce il nome. Ma non fa alcun riferimento a contatti con l’Ucraina. L’uomo aggiunge che per l’azione gli erano stati promessi 500.000 rubli (circa 5.000 euro), di cui 250.000 già pagati in anticipo. E’ quanto risulta da un video diffuso sul suo canale Telegram dalla direttrice della televisone Russia Today, Margarita Simonyan. L’arrestato, che dice di avere 26 anni, afferma di non essere a conoscenza delle identità delle persone che gli hanno fornito i soldi e le armi per l’attacco. Le ricerche tra le macerie della sala da concerto vicino alla capitale russa, bersaglio dell’attacco rivendicato dal gruppo Stato islamico, dureranno diversi giorni, ha sottolineato governatore della regione di Mosca. “I soccorritori stanno lavorando 24 ore su 24 sul posto (…) Altri venti corpi sono stati trovati sotto le macerie. Il lavoro continuerà almeno ancora per qualche giorno”, ha scritto su Telegram il governatore Andrei Vorobiov. La sala “è completamente bruciata (…) Ciò che resta del soffitto rischia di crollare”, ha indicato inoltre il governatore. L’auto, una Renault, a bordo della quale viaggiavano quattro sospettati per l’attentato nell’auditorium della regione di Mosca, è stata ritrovata nel distretto di Karachi, regione di Bryansk. Lo ha confermato il deputato russo Alexander Khinshtein, secondo cui l’auto non si è fermata all’alt delle forze dell’ordine e ha tentato la fuga. Durante l’inseguimento sono stati esplosi dei colpi di arma da fuoco e l’auto si è ribaltata. Un presunto terrorista è stato arrestato sul posto, gli altri sono fuggiti nel bosco circostante. Un secondo sospettato è stato quasi subito trovato e arrestato. Nell’auto sono stati trovati una pistola PM, un caricatore per un fucile d’assalto AKM e passaporti di cittadini del Tagikistan.
Primo interrogatorio a uno degli arrestati: nessun riferimento all’Ucraina






