lunedì, Aprile 15, 2024

Budapest, domiciliari negati a Ilaria Salis. In aula con manette e catene. Il padre: “Il governo si faccia un esame di coscienza”

Ilaria Salis, la docente italiana da 13 mesi in carcere a Budapest, resterà in cella. Il tribunale ha respinto infatti la richiesta di passare ai domiciliari in Ungheria presentata dai legali della 39enne. “Le circostanze non sono cambiate”, ha detto il giudice Jozsef Sós aggiungendo che “esiste sempre il pericolo di fuga”. L’imputata è entrata in tribunale di nuovo con manette ai polsi, ceppi e catene alle caviglie, e una catena tirata da un agente come un guinzaglio. Esattamente come era accaduto nell’udienza del 29 gennaio. Salis è accusata di aver aggredito tre militanti di estrema destra. Roberto Salis, il padre di Ilaria, è uscito dall’aula, subito dopo che il giudice ha reso nota la sua decisione. Poi ha commentato: “Questa è l’ennesima prova della forza di Orban, il governo si faccia un esame di coscienza”. Fuori dall’aula, alcuni estremisti hanno rivolto minacce al gruppo composto dai legali e dagli amici della Salis. “Ci aspettavano e ci hanno insultato e minacciato in ungherese”, ha detto l’avvocato Eugenio Losco. “E niente, Ilaria Salis è ancora al guinzaglio”, ha scritto il senatore e responsabile Esteri di Italia viva, Ivan Scalfarotto, pubblicando la foto della catena che lega Salis alla guardia.
Per problemi tecnici, si sono allungati i tempi nel processo in corso a Budapest e il giudice Jozsef So’s ha quindi deciso di non ascoltare una delle vittime e i due testimoni previsti per oggi. Ha ascoltato Ilaria Salis e poi comunicato la decisione sui domiciliari. È stata fissata inoltre al 24 maggio la prossima udienza. La decisione di respingere i domiciliari per Ilaria Salis è stata “l’ennesima prova di forza del governo Orban”, ha commentato Roberto Salis. “Un po’ me lo aspettavo – ha aggiunto – Ilaria qui è considerata un grande pericolo”. “I nostri ministri non hanno fatto una bella figura e il governo italiano dovrebbe farsi un esame di coscienza”, ha proseguito il padre di Ilaria Salis. “Le catene non dipendono dal giudice ma dal sistema carcerario e quindi esecutivo e il governo italiano può e deve fare qualcosa perché mia figlia non sia trattata come un cane”, ha detto ancora. “Non penso che in Ungheria ci possa essere un trattamento diverso da quello che abbiamo visto e penso che questo sia assolutamente inaccettabile per l’ItalIa”, ha detto l’avvocato della 39enne Eugenio Losco. “Resterà in carcere chissà ancora per quanto, può l’Italia accettare questo trattamento? Assolutamente no”. “Io mi auguro che la signora Salis possa essere assolta, ho visto che è stata portata in aula ancora in manette e catene ma pare che poi gliele hanno tolte. Non è un bel modo, non mi pare ci sia pericolo di fuga. Detto questo eviterei di politicizzare il caso se no si rischia lo scontro”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. “A me preoccupa la cittadina Salis – ha aggiunto – non mi interessa se poi vogliono candidarla ma se si deve trasformare il processo in scontro politico lo scontro politico non favorisce la signora Salis”.

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