lunedì, Aprile 15, 2024

Mirafiori, Urso: sito da almeno 200mila vetture. Stellantis chiede incentivi e pensa alla 500 elettrica

Secondo Adolfo Urso “è necessario che nello stabilimento di Mirafiori si possano produrre almeno 200mila vetture.  In una logica nazionale significa raggiungere l’obiettivo, confermato più volte dall’azienda, di un milione di veicoli realizzati in Italia”. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, al termine dell’incontro al Mimit sullo stabilimento Stellantis di Mirafiori, ha aggiunto: “Al tavolo di oggi è emersa una condivisione del sistema piemontese e del sistema Italia”. Critici i sindacati. “Siamo convinti di aver creato la capacità per garantire un futuro ai nostri stabilimenti adeguato all’ambizione comune del milione di veicoli. Ma sappiamo che la produzione di veicoli non può essere sufficiente a garantire la stabilità di un sistema industriale, essendo legata infine alla domanda del cliente, all’accessibilità del prodotto e alle dinamiche di mercato”, ha sottolineato ancora una volta Davide Mele. “Dobbiamo avere molto chiara la regola che la produzione è strettamente correlata alla domanda di mercato. In base alla domanda dei clienti, noi produciamo le auto e non il contrario. Ecco perché è fondamentale stimolare la domanda con auto a prezzi accessibili attraverso incentivi fornendo così attività e posti di lavoro ai nostri stabilimenti e a quelli dei nostri fornitori”. Il ritardo degli incentivi “incide notevolmente sugli impianti italiani di Stellantis e in particolare su Mirafiori”, ha ribadito Davide Mele. “Lo scorso primo febbraio, dopo un anno di gestazione, sono stati annunciati nuovi incentivi ma, ad oggi, 3 aprile, non abbiamo ancora certezza di quando questi provvedimenti saranno effettivamente operativi. E nel frattempo il mercato continua a perdere colpi, relegando l’Italia a fanalino di coda europeo nello sviluppo dell’elettrificazione. Una situazione che incide notevolmente sui nostri impianti italiani, e in particolare Mirafiori”, ha continuato Mele. “L’incontro non ha risolto nulla. A Torino siamo nel disastro, a Mirafiori si fa cassa integrazione da 17 anni e fuori c’è stata la chiusura di più di 500 aziende metalmeccaniche, con la perdita di 35mila posti di lavoro, perché non sono stati assegnati modelli produttivi. Chiediamo un rilancio dello stabilimento che passa attraverso la produzione di nuovi modelli, di progetti per gli ingegneri e tecnici, e di assunzioni di giovani. Senza questi punti il rischio è che tra sette anni Mirafiori chiuda per consunzione in quanto tutti gli addetti saranno in pensione. Questo determinerebbe l’ulteriore impoverimento di Torino”, ha attaccato il segretario generale della Fiom-Cgil di Torino, Edi Lazzi. Dello stesso avviso anche la Cgil. Nell’incontro al Mimit “non sono ancora arrivate risposte da parte di Stellantis in merito alla responsabilità sociale e alle garanzie per i lavoratori di Mirafiori. L’ingente utilizzo di ammortizzatori sociali che per le carrozzerie di Mirafiori è previsto fino alla fine dell’anno, unitamente al piano di uscite volontarie incentivate, mette seriamente a rischio anche il lavoro avviato il 6 dicembre scorso e dei relativi tavoli tecnici. Lavoro che vede tutti gli attori del settore a un tavolo, con l’obiettivo di portare la produzione di veicoli almeno a un milione di unità e così salvaguardare anche la tenuta occupazionale nel nostro Paese, partendo naturalmente dagli stabilimenti Stellantis e l’intera filiera, senza escludere quelle migliaia di lavoratori e lavoratrici impegnati nella logistica, nei refettori e nei lavori di pulimento dei vari siti”. “Per l’ennesima volta hanno ribadito gli stessi concetti. Ma il Battery technology center, l’hub di economia circolare, la produzione di cambi elettrificati Dct,  “l’incertezza delle future produzioni delle Maserati 100% elettriche, la sola produzione della 500 Bev, non sono assolutamente sufficienti per garantire l’occupazione e il rilancio di un polo storico della produzione italiana di auto”, ha dichiarato Edi Lazzi, segretario generale della Fiom di Torino, che aggiunge: “Chiediamo un rilancio dello stabilimento che passa attraverso la produzione di nuovi modelli, di progetti per gli ingegneri e i tecnici, e di assunzioni di giovani. Senza questi punti il rischio è che tra sette anni Mirafiori chiuda per consunzione in quanto tutti gli addetti saranno in pensione. Questo determinerebbe l’ulteriore impoverimento di Torino”. Le risorse chieste da Stellantis, a sostegno delle cosiddette “condizioni abilitanti di competitività non possono sostituire gli investimenti propri dell’azienda e determinare le scelte di allocazione di nuove piattaforme e modelli”, ha affermano Samuele Lodi, segretario nazionale della Fiom, e Pino Gesmundo, segretario confederale della Cgil. “Serve quindi che l’amministratore delegato Carlos Tavares sia convocato a Palazzo Chigi per chiarire le reali intenzioni del gruppo in Italia e dare le giuste garanzie richieste a salvaguardia di uno dei settori strategici per l`occupazione e l’economia del nostro Paese – hanno aggiunto – in assenza di risposte, partendo dallo sciopero unitario del 12 aprile a Torino, contrasteremo con ogni mezzo democratico, la dismissione silenziosa che si sta consumando sulla pelle dei lavoratori”. “È stato un incontro purtroppo solo interlocutorio”. Sono le parole di Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm, al termine del tavolo Stellantis su Mirafiori al Mimit. “Abbiamo appreso con soddisfazione che il ministro sta per varare gli incentivi al consumo e speriamo che questo possa rilanciare il mercato in una fase in difficoltà. Ma per Torino resta necessaria una nuova vettura a larga produzione e possibilmente ibrida, perché il full electric stenta a imporsi sul mercato, almeno per ora”, ha ribadito Ficco. Ancora “chiediamo tutele per i lavoratori dell’indotto, maggiormente a rischio. Servono responsabilità da parte di Stellantis, e azioni di concreta tutela da parte del governo”.

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