giovedì, Gennaio 22, 2026

Omicidio Rossella Nappini. Al via il processo

Inizia oggi il processo nei confronti di Adil Harrati, il 45enne accusato di avere ucciso l’infermiera Rossella Nappini. L’infermiera fu uccisa con cinquantasei coltellate. Il delitto fu commesso nei pressi di casa, in via Giuseppe Allievo. A febbraio il pubblico ministero Claudia Alberti aveva chiuso le indagini disponendo il giudizio immediato. L’udienza e’ fissata per questa mattina di fronte alla prima sezione della corte d’assise di piazzale clodio. L’imputato,  assistito dall’avvocato Angelo Russo, rischia l’ergastolo, motivo per cui allo stato degli atti per la difesa non sembra possibile una richiesta di rito abbreviato. Ad Harrati, infatti, non sono contestate soltanto le aggravanti della «crudeltà» e dei «motivi futili e abietti», ma anche la «premeditazione» e l’aver agito «in danno a una persona «a cui era legato da relazione affettiva cessata». Harrati viene accusato dal sostituto procuratore Alberti di aver «attinto la vittima con plurimi colpi di arma da taglio sul collo e sul corpo» causandone la morte «per arresto cardiocircolatorio conseguente ad anemia acuta metaemorragica secondaria a cinquantasei ferite». Rossella Nappini quando è stata uccisa aveva 52 anni. All’epoca centinaia di persone parteciparono alla fiaccolata in sua memoria all’ospedale San Filippo Neri, il nosocomio in cui lavorava. C’erano anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e il presidente della Regione Francesco Rocca. Era stata scoperta una panchina rossa in memoria delle vittime della violenza sulle donne e sia il primo cittadino che il presidente regionale avevano deposto una corona di fiori. «Non vogliamo che ci siano altre Rosselle – le parole di una sua collega all’epoca – sta diventando un’abitudine sentire dell’ennesima donna uccisa, violentata, malmenata. Grazie a questa panchina, ogni giorno, chi passerà ricorderà Rossella e il significato di questa panchina rossa». Il gip Daniela Caramico D’Auria, lo scorso 7 settembre, aveva convalidato il provvedimento di fermo emesso dagli investigatori della squadra Mobile della Questura di Roma. Gli investigatori sarebbero arrivati al 45enne grazie ai video delle telecamere di sorveglianza, alle celle telefoniche agganciate e alle testimonianze. L’uomo, che era stato portato a Regina Coeli, adesso dovrà difendersi nel processo di primo grado.

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