venerdì, Gennaio 23, 2026

Sequestro di un cittadino bengalese. Misure cautelari per tre connazionali

Questa mattina la Polizia di Stato del Commissariato Viminale e i Carabinieri della Stazione di Roma Torpignattara, hanno eseguito un’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma, che ha disposto misure cautelari nei confronti di tre cittadini bengalesi.  Un’operazione svolta su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma, che ha portato alla custodia in carcere nei confronti di un 59enne bengalese e all’obbligo di presentazione alla Procura Generale  per gli altri due. I tre uomini sono gravemente indiziati, insieme ad altri indagati, del sequestro di un connazionale avvenuto nel quartiere Torpignattara il 30 ottobre del 2022. Alla base del gesto un debito di circa 100.000 euro, maturato dalla vittima sia per l’ottenimento del rilascio del permesso di soggiorno per due suoi conoscenti – avvenuto  grazie alla mediazione di uno degli indagati – sia per un prestito di denaro. A seguito della denuncia portata avanti dalla moglie dell’uomo, la Squadra Mobile della Questura de L’Aquila aveva immediatamente arrestato altri tre cittadini bengalesi, rintracciati insieme alla con la persona sequestrata in un hotel nel comune di Carsoli (AQ). Era stato poi proprio l’uomo, presentatosi spontaneamente presso la Stazione dei Carabinieri di Roma Torpignattara, ad aggiungere ulteriori dettagli inerenti le circostanze del rapimento, circa un mese dopo i fatti denunciati. La sua testimonianza aveva fatto emergere i contorni di un rapimento portato avanti con metodi particolarmente violenti. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, dopo aver trascinato la vittima fuori da un ristorante in pieno giorno e averla costretta a salire su un’auto, gli indagati avrebbero colpito l’uomo con pugni sul volto e sul corpo, coprendogli poi gli occhi con una benda e la bocca con un pezzo di stoffa per non farne sentire le urla.  Durante le fasi del sequestro la vittima era riuscita ad ascoltare le conversazioni telefoniche tra i sequestratori e un altro connazionale – ritenuto elemento di spicco della comunità bengalese romana- che avrebbe fornito le indicazioni sulle modalità logistiche e operative del sequestro. In passato la vittima era già stata rapita e trattenuta contro la sua volontà in due diverse occasioni, sempre nel tentativo di riscuotere il pagamento del debito.

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