La ruota del monopattino si incastra nella feritoia di un tombino. Il mezzo inchioda, la parte posteriore si solleva e la caduta violenta. Secondo il perito della parte offesa, Davide Danelli, 38 anni, è morto così, sbattendo la testa sul marciapiede. L’incidente è avvenuto in via Casal del Marmo, a Roma, la mattina del 19 luglio dello scorso anno. La relazione, firmata dall’ingegnere Mario Scipione, consulente anche nel caso di Gaia e Camilla travolte e uccise a Corso Francia, è stata depositata presso l’ufficio del magistrato che indaga sulla tragedia per omicidio stradale. Al momento, nell’indagine condotta dal pubblico ministero Stefano D’arma, non ci sarebbero indagati. Nella relazione, oltre alla fessura ampia poco meno della ruota di gomma da 4 cm, si evidenziano altre criticità. Si parla infatti di carenze nella manutenzione dell’asfalto ritenute decisive nel dramma, attribuibili a chi avrebbe dovuto garantire la sicurezza della strada. Viene evidenziata, poi, la modalità, ritenuta errata, di installazione del tombino, con fessure parallele alla strada, anziché perpendicolari, in modo da proteggere il transito di veicoli a due ruote. In questo modo risulterebbero montati i tombini che precedono il punto della caduta fatale di Danelli. Inoltre, sempre secondo quanto rilevato dall’esperto, via Casal del Marmo presentava un avvallamento che ha obbligato il trentottenne a deviare verso il chiusino che lo ha fatto cadere.






