sabato, Marzo 14, 2026

Le ex officine Romanazzi sotto sgombero. Forze dell’ordine assediano la cittadella dello spaccio

La cittadella della droga è sotto sgombero. Il nuovo ghetto dello spaccio (e del degrado) – raccontato una settimana fa da Dossier in questo articolo – si è svegliato questa mattina sotto l’assedio delle forze dell’ordine. Polizia locale, polizia di Stato, carabinieri sono intervenuti alle ex officine Romanazzi, a Tor Cervara, nella periferia di Roma. Lo sgombero è stato deciso in sede di comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura. L’operazione prevede anche la messa in sicurezza e la riconsegna alla società Indestate Srl proprietaria del sito industriale dismesso ex officine ‘Romanazzi’. Lì, in quella comunità di via di Tor Cervara, vivevano accampate, tra fisse e giornaliere, almeno un centinaio di persone. Stamattina al momento dello sgombero ne sono state trovate una cinquantina, tutti cittadini di origini sub sahariane. Africani, provenienti dalle occupazioni di via Raffaele Costi, dell’ex Penicillina e del “ghetto della droga” di via Cesare Tallone, già liberato l’anno scorso. Occupazioni che si trovano a poca distanza l’una dall’altra. Occupazioni salite alla ribalta delle cronache più volte. A settembre 2023, proprio in via Tallone, un 24enne nigeriano fu ucciso con un colpo di pistola e trasportato in un carrello della spesa nella vicina via Raffaele Costi. Le officine Romanazzi una volta, rappresentavano un’eccellenza della Capitale. La famiglia Romanazzi è una di quelle che nei primi anni del 1900 iniziò con le piccole officine per le costruzione di carrozze dalla Puglia, da Bari. Negli anni la produzione cambia e passa nel settore degli autoveicoli industriali. Dopo il conflitto mondiale arriva il trasferimento e l’apertura della sede a Roma dove viene portata la produzione e la direzione con gli uffici. La sede sorge in quella che, all’epoca, era piena campagna. Proprio dov’è adesso, tra via Tiburtina e via di Tor Cervara, vicino alla fabbrica di penicillina. I fratelli Benedetto e Paolo Romanazzi nella Capitale fanno affari. Gli altri due, Stefano e Aurelio, continuano la produzione da Bari. Il boom economico vede la Romanazzi protagonista con l’apertura di altre sedi. Poi la collaborazione con la Fiat e il declino, fino al fallimento. L’area delle officine ormai dismesse, nel corso degli anni, in parte era stata anche riutilizzata per altri servizi. Il tentativo di recupero dell’area, in cui si era ipotizzato di costruire anche una sede di Poste Italiane, non andò però mai del tutto a buon fine. Il rudere, ormai abbandonato, fu occupato fino allo stato attuale. Pronto per una nuova vita.

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