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sabato, Giugno 22, 2024

Trafugavano ed esportavano beni archeologici: restituiti i reperti al Museo Archeologico di Tarquinia

Con i Comandanti del nucleo Tpc (Tutela del Patrimonio Culturale) dei gruppi dei Carabinieri di Roma e di Cosenza, anche i reperti archeologici trafugati ed esportati in modo illecito sono tornati a casa: sono stati riconsegnati al Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia 7 oggetti rinvenuti nel Regno Unito nel corso dell’indagine “Achei”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone. L’evento ha avuto luogo alla presenza del Prefetto di Viterbo, del direttore generale musei del Mic, del Comandante del Comando provinciale Carabinieri di Viterbo, oltre a quella del direttore regionale musei Lazio e del soprintendente per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, Margherita Eichberg. Un vasto traffico di reperti, ramificatosi su scala nazionale e internazionale, ha visto i suoi centri nevralgici in Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia. Le indagini, condotte dal maggio 2017 e concluse nel luglio 2018, hanno smantellato la suddivisione accurata di ruoli e compiti di più squadre di “tombaroli”, che garantivano al mercato clandestino l’arrivo costante di beni archeologici di grande valore economico. Questi ultimi erano inseriti in complessi canali di ricettazione in Italia e all’estero. Sono emersi diversi reperti: in primo luogo, alcuni resti di calice etrusco in bucchero, con stelo e base mancanti, di produzione dell’Etruria meridionale (ambito ceretano e tarquiniese-vulcente). Si annoveri anche un pendente piceno a doppia protome di toro, in bronzo, con doppio foro di sospensione e resti di perno di ferro (siamo nell’età del ferro, databile al VI secolo a. C.). Passiamo ad altre eccellenze della produzione vascolare: uno stamnos etrusco in bronzo con anse terminanti a forma di mani e coperchio di lamina di bronzo e pomello massiccio decorato, prodotti in Etruria, soprattutto a Vulci (epoca: V-IV secolo a. C., con attardamenti nel periodo ellenistico); un vaso etrusco biconico monoansato in ceramica di impasto con relativa scodella-coperchio di produzione villanoviana (IX-VII secolo a. C, età del ferro), tipica per la scodella-coperchio e l’ossuario biconico; un’olla a coste con orlo a tesa arrotondato, decorato all’interno con cinque solchi concentrici, breve collo cilindrico, corpo globulare decorato con strigilature che giungono molto oltre la metà del corpo (produzione dell’Etruria meridionale/del Lazio antico, assai diffusa dall’VIII fino alla metà del VI secolo a. C.). Le indagini sono state condotte su 23 soggetti, per un’operazione che si è conclusa con l’emissione di un’ordinanza di applicazione di misure cautelari da parte del gip del tribunale di Crotone, su richiesta della Procura della Repubblica locale. I reati comminati sono quelli di danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, ricettazione ed esportazione illecita. Altri indagati si trovano attualmente in stato di libertà e per loro è da registrare la messa in atto di 80 decreti di perquisizione.

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