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giovedì, Luglio 25, 2024

Von der Leyen cerca il bis, ma nulla è scontato

Come cinque anni fa, il Gruppo del Partito popolare europeo (Ppe) è il vincitore delle Elezioni Europee 2024. E Ursula Von der Leyen, Presidente della Commissione europea, fa parte del Ppe. Va da sé che il bis sembrerebbe scontato. I Trattati europei non prevedono la designazione del presidente della Commissione Europea da parte del partito vincitore. Diversamente i leader della Ue dovranno tenere conto delle elezioni. Dunque il nome dovrà uscire necessariamente tra le file del Ppe. I conti sono piuttosto semplici, ma non sempre la matematica va a braccetto con la Politica. La cosiddetta maggioranza Ursula, sostenuta dalla “grande coalizione”, ovvero dal Partito Popolare Europeo (PPE) di centrodestra, i Socialisti e Democratici (S&D) di centrosinistra e il gruppo liberale Renew Europe, si è assicurata 406 seggi dei 720 seggi del Parlamento Ue (È necessario superare i 361 scranni per la nomina, ndr). Dunque, sembrerebbe fatta. Ma tra questi ci potrebbero essere, e ci saranno, dei franchi tiratori. Cinque anni fa furono circa un centinaio a far mancare i voti. E anche per questo potrebbero avere un ruolo cruciale sia parte del gruppo dei Verdi (52 seggi) sia un appoggio esterno garantito dalla delegazione di Fratelli d’Italia, che in Europa è parte del partito dei Conservatori e Riformisti Europei (76 seggi). Giorgia Meloni tenterà di far pesare il voto italiano e di ottenere una “nomina di peso”. Il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, si è sbottonato un po’ di più rispetto alla premier ipotizzando la vicepresidenza della Commissione e un portafoglio di peso. Tra i nomi italiani spesi per un incarico di rilievo ci sarebbero Raffaele Fitto e Giancarlo Giorgetti (All’economia in continuità con Paolo Gentiloni) ma anche Daniele Franco e Roberto Cingolani. L’Italia non sarà sola a fare richieste. È in buona compagnia della Polonia, con Donald Tusk, attuale premier ed ex Presidente del Consiglio europeo, che ha ottenuto un ottimo risultato dalla tornata elettorale. A chiedere portafogli di peso saranno anche la Francia, orientata sull’economia o sulla politica industriale; La Spagna che vorrebbe l’attuale vicepremier Teresa Ribera al clima o alla transizione energetica; La Lettonia che ha deciso di confermare Valdis Dombrovskis, attualmente vicepresidente della Commissione, a cui fanno capo gli affari economici e il commercio. Tornando ai totonomi e ai posti di comando dell’Ue. Se Ursula von der Leyen sembrerebbe proiettata al bis come Presidente della Commissione europea, l’ex premier socialista portoghese Antonio Costa è tra i papabili a ricoprire la carica di presidente del Consiglio Europeo. Ma al posto di Charles Michel potrebbe andare anche Mario Draghi. La poltrona di Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri è contesa, a quanto pare, dalla premier estone, Kaja Kallas, e dal dimissionario premier belga Alexander De Croo nonché del viceministro del Lussemburgo Xavier Bettel. Ricorre per quest’ultimo ruolo anche il nome di Radosław Sikorsk, ministro degli affari esteri della Polonia. Altro bis potrebbe essere quello di Roberta Metsola, attuale Presidente del Parlamento europeo. La politica di Malta ha già accettato la nomina del suo partito.

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