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domenica, Luglio 21, 2024

Caso Regeni, in aula il video di chi tradì Giulio. La famiglia: “Ancora ostruzionismo dall’Egitto”

Nella nuova udienza in tribunale a Roma, del processo a carico di quattro 007 egiziani accusati del sequestro, delle torture e dell’omicidio di Giulio Regeni, è stato proiettato il video in cui il ricercatore parla con il venditore ambulante Abdallah che poi lo denuncerà alla National Security egiziana dopo aver ripreso tutta la scena e aver cercato di far cadere in trappola, più volte, il suo interlocutore. Un filmato, di oltre due ore, doppiato da Stefano Accorsi e Pif, ripreso da una telecamera nascosta che era stata posizionata dai servizi segreti sulla camicia del sindacalista. Un dialogo, in cui Abdallah chiede, in modo insistente, notizie sull’attività di Regeni, sul progetto da 10 mila sterline finanziato dalla fondazione britannica Antipode e sul ruolo del ricercatore friulano. “Cosa sarebbe questa proposta – afferma Abdallah – non capisco di cosa si tratta. L’unica cosa che capisco è che ci sono 10 mila sterline. Bisogna stare attenti per non finire in galera”. Regeni spiega che il denaro può essere “investito in qualche progetto, qualsiasi progetto non governativo ma affidato ai privati. Voglio che il sindacato possa tirare fuori dei guadagni e io sono in Egitto solo per la ricerca e non decido io sui soldi”.  Il video si conclude con Abdallah che chiama uno degli 007, imputato nel processo. “Ho parlato con il ragazzo, ho paura che il video potrebbe cancellarsi – afferma – ditemi cosa devo fare. Vengo da voi”.   Gli apparati di sicurezza egiziani erano, comunque, sulle tracce di Regeni già da giorni rispetto a quell’incontro. A metà dicembre del 2015 appartenenti ai servizi avevano acquisito, facendone copia, il suo passaporto. Sentito come testimone Onofrio Panebianco, colonello del Ros ha affermato che “dell’acquisizione parlano due testimoni. Gli apparati, in quello stesso periodo, oltre al documento – ha detto il teste – avevano acquisito copia del progetto su cui stava lavorando il ricercatore friulano”.

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