Il rogo che ha devastato l’area della Magliana, nei pressi del viadotto, lo scorso 20 giugno, ha provocato emissioni di diossina superiori alla norma. Lo ha accertato l’agenzia regionale per l’ambiente (Arpa) che ha reso noti gli esiti dei campionamenti. All’esito delle verifiche è emersa una concentrazione di diossine pari a 38 picogrammi per metro cubo. Non esiste un limite normativo per le diossine nell’aria ma secondo le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità sono considerate tollerabili concentrazioni che vanno da 0,1 a 0,3 picogrammi per metro cubo. Oltre questo limite si ritiene individuabile una fonte di emissione di diossine localizzabile nell’area analizzata. Per quanto riguarda i policlorobifenili la concentrazione registrata è di 1.130 picogrammi per metro cubo: anche per questi non esiste limite normativo ma l’Oms indica un parametro di 3 mila picogrammi per metro cubo in zone industriali e di 3 picogrammi per metro cubo nelle altre aree. Nel giorno successivo, tra il 21 e il 22 giugno, le rilevazioni di ARPA Lazio registrano un valore di 0,39 picogrammi per metro cubo per quanto riguarda le diossine e 370
picorammi per metro cubo per quanto riguarda i Pcb. Risulta rilevato anche il benzopirene, che è a 5 nanogrammi per metro cubo tra il 20 e il 21 giugno, giorno dell’incendio, e a meno di 0,1 nanogrammi per metro cubo nel giorno successivo tra 21 e 22 giugno. Il rogo è scoppiato intorno alle 13 di giovedì scorso e ha richiesto l’intervento di vigili del fuoco e protezione civile, che hanno combattuto per l’intera giornata contro le fiamme. La situazione rimarrà sotto stretta osservazione per i prossimi giorni.
Rogo alla Magliana, scatta l’allarme diossina






