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venerdì, Luglio 12, 2024

Processo Piscitelli: il pestaggio di Raul Esteban Calderon da parte di un uomo di Diabolik

Ne aveva parlato la scorsa udienza il pentito Fabrizio Capogna. Il pestaggio di Raul Esteban Calderon, accusato di essere il killer di Fabrizio Piscitelli, da parte di Dorian Petoku, uomo di Diabolik. L’aggressione meno di un mese dopo l’arresto dell’argentino per l’omicidio del Diablo. La conferma arriva dalla deposizione dell’Ispettore Capo della Polizia Penitenziaria e Responsabile dell’Unità Operativa di Alta Sicurezza di Rebibbia. “Un agente – ricostruisce il teste – mi segnalò che il 9 gennaio 2022 si era verificato un evento che aveva turbato l’ordine durante l’ora d’aria nel campo sportivo”.
“Il giorno dopo – riferisce sempre il testimone – furono visionate le immagini dell’impianto di video-sorveglianza”. L’Ispettore racconta che la mattina Calderon stava assistendo a una partita calcio. Uno dei detenuti si staccò dal gruppo e cominciò a colpire l’argentino con diversi pugni. Calderon cercò di difendersi. Poi altri due soggetti si unirono e iniziarono a picchiare, la ricostruzione del teste. “Completamente reticente”, dice l’Ispettore. Calderon non disse nulla quando venne convocato in ufficio. L’imputato – spiega il poliziotto- si presentò con il capo coperto, quando lo scoprì aveva ecchimosi e ferite al volto, ma l’argentino si rifiutò di farsi refertare. Dopo l’episodio venne trasferito in un altro carcere. Sarà pure una suggestione, ma la data del pestaggio coincide con quella della nascita della Lazio. Gli aggressori furono identificati attraverso la comparazione tra i filmati del carcere e altre immagini, chiarisce il poliziotto: erano Dorian Petoku, ora latitante dopo essere evaso da una comunità di recupero, e altri due albanesi. La vendetta – ipotizza la Procura – della cerchia vicina a Diabolik contro chi avrebbe giustiziato con un colpo di pistola in testa il capo ultrà della Lazio il 7 agosto del 2019.
Poi è il turno di un altro teste, un poliziotto della Questura di Latina. Racconta che a giugno del 2020 una fonte confidenziale aveva segnalato che Calderon aveva armi detenute in maniera clandestina: due pistole con matricola abrasa. Nella perquisizione a casa dell’argentino, i cani fiutarono le tracce ma non venne trovato nulla.

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