La repubblica islamica dell’iran è tornata a ribadire che l’arresto della giornalista Cecilia Sala a Teheran, avvenuto lo scorso 19 dicembre, “non è una ritorsione” per l’arresto in Italia dell’ingegnere iraniano Mohammad Abedini Najafabadi. A riferirlo è la portavoce del governo di Teheran Fatemeh Mohajerani, durante un punto stampa, come riportato da Isna. “Non si tratta di ritorsione, questo arresto non ha nulla a che vedere con altre questioni”, ha detto la funzionaria auspicando che il caso “venga risolto rapidamente”. Che per Teheran non sembri esistere alcun collegamento tra l’arresto di Cecilia Sala in Iran e quello di Abedini – avvenuto su mandato Usa – in Italia lo aveva precisato anche il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Ismail Beqaei. Eppure l’ingegnere dei droni è stato accusato dagli americani di aver passato informazioni sensibili sui droni ai Pasdaran, il corpo speciale iraniano inserito nella black list dei terroristi dagli Usa dal 2019. Gli americani sono certi che quei droni abbiano ucciso tre soldati in Giordania nel gennaio di un anno fa. E ancora: “l’accusa mossa dagli Usa ai cittadini iraniani di aggirare le sanzioni unilaterali americane è infondata. La nostra richiesta a questi Paesi è di non lasciare che le loro relazioni bilaterali con l’Iran siano influenzate dalle richieste illegali di terzi”, aveva precisato Beqaei. Per gli ayatollah l’accusa a Sala è una sola: “Aver violato le leggi islamiche”. E per questo è stata posta in cella di isolamento a Evin e le verrebbe negato un trattamento in regola con il diritto internazionale. “Sto bene, ma fate presto” aveva detto lei dal carcere nella prima delle tre telefonate concesse ai genitori e al fidanzato, creando non poca preoccupazione nel mondo diplomatico e politico che ora lavora alla sua liberazione. Le ultime mosse per liberare Cecilia Sala.
Il 3 gennaio scorso i genitori della giornalista avevano chiesto il silenzio stampa spiegando che la situazione è estremamente delicata e che il clamore mediatico potrebbe complicarla. Tuttavia c’è apprensione sulla sua detenzione e la diplomazia e la politica non si fermano. Tra il 4 e il 5 gennaio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è partita per un viaggio lampo di 24 negli Usa per incontrare il presidente eletto Donald Trump. Nelle poche ore trascorse a Mar-a-Lago, residenza del tycoon, secondo quanto riportato dalla stampa statunitense sono stati affrontati vari argomenti tra cui il caso Cecilia Sala. Il 6 gennaio, a palazzo San Macuto, il governo, col sottosegretario Alfredo Mantovano, ha reso due ore di comunicazioni al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) sul caso della giornalista romana. L’ultima parola sull’estradizione passerà poi al governo e al ministro della Giustizia Carlo Nordio che ha facoltà di revoca sull’arresto e potrebbe consentire il rientro a Teheran di Abedini Najafabadi. Uno dei cavilli giudicati dirimenti potrebbe essere il fatto che in Italia i reati contestati hanno caratteristiche e presupposti diversi rispetto agli Usa. In particolare per quanto riguarda il Corpo dei Guardia della Rivoluzione (Irgc) che non è inserito nella black list dell’Onu né in quella dell’Unione Europea come organizzazione terroristica. Se il delicato caso della giornalista italiana potrebbe incrinare i rapporti tra Usa e Italia sono in molti a chiederselo. Per il 15 gennaio la Corte d’appello di Milano ha fissato l’udienza per discutere la richiesta dei domiciliari avanzata dalla difesa di Abedini. Per l’ingegnere dei droni, la procura generale aveva dato parere negativo alla richiesta dei domiciliari: la messa a disposizione di un appartamento e il sostegno economico da parte del Consolato dell’Iran sarebbero considerati fattori ad alto rischio di fuga. Cosa sottolineata anche dagli Usa in una comunicazione alla procura milanese. Al momento, e fino all’udienza, la Procura generale di Milano fa sapere che è intenzionata a mantenere fermo il proprio parere negativo. “Pregherò per lei e per me”, ha detto Abedini il 3 gennaio in un incontro nel carcere di Opera dove è detenuto. L’Iran ha protestato per l’arresto di Abedini definendo le accuse infondate e chiedendone la liberazione immediata del proprio connazionale. E in riferimento alle accuse sulla strategia tutta iraniana della cosìdetta “diplomazia degli ostaggi” ha risposto con la stessa moneta: “Gli Usa prendono in ostaggio gli iraniani nel mondo, imponendo le loro leggi in altri paesi: questo non solo danneggerà i legami Iran-Italia, ma è contro le leggi internazionali”.
Cecilia Sala, Teheran: “Il suo arresto non è una ritorsione, il caso sia risolto presto”







