lunedì, Maggio 25, 2026

95 uccisi in 24 ore, veto Usa sulla risoluzione Onu per la tregua. Bombe sui profughi, l’Onu: “Scelte deliberate di Israele”

Gli Stati Uniti hanno posto il veto a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che chiedeva un cessate il fuoco immediato e permanente a Gaza, affermando che avrebbe incoraggiato i militanti di Hamas. Tutti gli altri 14 membri del Consiglio hanno votato a favore della risoluzione, che definiva la situazione umanitaria a Gaza “catastrofica” e invitava Israele a revocare tutte le restrizioni alla fornitura di aiuti ai 2,1 milioni di palestinesi nel territorio.  L’ambasciatrice statunitense ad interim Dorothy Shea, parlando al Consiglio immediatamente prima del voto, ha affermato che la risoluzione avrebbe minato la sicurezza di Israele.  Ma il veto statunitense – il quinto dall’inizio della guerra – è stato duramente criticato dagli altri membri del Consiglio, che hanno accusato gli Stati Uniti di garantire l’impnità a Israele. L’ambasciatore cinese alle Nazioni Unite ha affermato che le azioni di Israele hanno “superato ogni linea rossa” del diritto internazionale umanitario e violato gravemente le risoluzioni ONU. “Eppure, a causa della protezione di un solo Paese, queste violazioni non sono state fermate né chiamate a rispondere”, ha dichiarato l’ambasciatore Fu Cong. L’ambasciatrice britannica alle Nazioni Unite, Barbara Woodward, abituale alleata degli Stati Uniti, si è scagliata contro Israele. “Le decisioni di questo governo israeliano di espandere le sue operazioni militari a Gaza e di limitare drasticamente gli aiuti sono ingiustificabili, sproporzionate e controproducenti, e il Regno Unito vi si oppone fermamente”, ha affermato. L’ambasciatore pakistano Asim Iftikhar Ahmad ha affermato che il veto degli Stati Uniti “sarà ricordato come una complicità, un via libera per un continuo annientamento. Un momento in cui il mondo intero si aspettava un’azione. Ma ancora una volta, questo consiglio è stato bloccato e impedito da un membro di assolvere i propri compiti”. L’ambasciatore sloveno all’ONU Samuel Žbogar, coordinatore dei 10 membri eletti del Consiglio, ha sottolineato che non è mai stata intenzione di provocare un veto e che pertanto la risoluzione si è concentrata sulla crisi umanitaria e sull’urgente necessità di un accesso senza ostacoli per la distribuzione degli aiuti. “Affamare i civili e infliggere immense sofferenze è disumano e contrario al diritto internazionale”, ha dichiarato al Consiglio dopo il voto. “Nessun obiettivo bellico può giustificare un’azione del genere. Speravamo e ci aspettavamo che questa fosse la nostra comprensione comune”.  L’ambasciatore palestinese all’ONU Riyad Mansour ha affermato che i palestinesi stanno ora esortando i governi ad adottare “misure concrete” per fare pressione su Israele affinché lasci Gaza prima che attui quello che ha definito un piano israeliano “per distruggere il nostro popolo”. E nei prossimi giorni, ha aggiunto, i palestinesi si presenteranno all’Assemblea Generale, dove non sono previsti veti, con un’analoga risoluzione incentrata sugli aiuti umanitari. A differenza del Consiglio di Sicurezza, le risoluzioni dell’assemblea non sono giuridicamente vincolanti, sebbene siano considerate un barometro dell’opinione pubblica mondiale. La Gaza Humanitarian Foundation ha annunciato che i suoi siti di distribuzione degli aiuti umanitari ai palestinesi non riapriranno questa mattina, come previsto, “a causa di lavori di manutenzione e riparazione”. Lo scrive il ‘Times of Israel’. La Ghf, l’ente sostenuto da Israele che guida la distribuzione degli aiuti nella Striscia di Gaza, ha indicato che i siti riprenderanno le operazioni piu’ tardi nel corso della giornata, ma non ha specificato quando. Inoltre, ha comunicato che l’organizzazione fara’ sapere le informazioni sugli orari di apertura non appena i lavori saranno completati. Almeno 71 palestinesi sono morti nelle carceri israeliane dall’inizio dell’offensiva a Gaza, dopo la strage del 7 ottobre 2023. Lo ha reso noto la commissione per gli Affari dei prigionieri e degli ex prigionieri. Tra i detenuti deceduti in prigione, 45 erano stati arrestati nella Striscia di Gaza, ha precisato la commissione. Attualmente, 2.790 dei 10.400 palestinesi reclusi nei penitenziari israeliani sono stati fermati durante l’operazione militare. Il dato non comprende gli arrestati trattenuti nei centri di detenzione gestiti dall’esercito israeliano. L’ultima vittima è Abu Habl, 70 anni; la notizia della sua morte, il 10 gennaio, è stata resa nota solo oggi. Padre di undici figli, Habl era stato arrestato dalle forze israeliane il 12 novembre 2024 in un posto di blocco nella Striscia. Il capo degli affari umanitari dell’Onu, Tom Fletcher, ha denunciato che le decine di persone uccise ieri nella Striscia di Gaza, mentre tentavano di accedere agli aiuti, sono il “risultato di scelte deliberate” di Israele.  “Appena ieri, decine di morti sono stati registrati negli ospedali dopo che le forze israeliane hanno annunciato di aver aperto il fuoco. È il risultato di una serie di scelte deliberate che hanno sistematicamente privato due milioni di persone di beni essenziali alla loro sopravvivenza”, ha scritto Fletcher in un comunicato.

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