E’ salito a 39 morti il bilancio delle vittime del bombardamento israeliano di un Internet Cafe’ sul lungomare di Gaza. Secondo al Jazeera, un missile sparato da un aereo ha centrato Al-Baqa, il locale a nord di Gaza City dove giornalisti, attivisti e semplici cittadini si ritrovano per usaere la connessione internet. E tra le vittime c’è anche uno dei più famosi fotografi del conflitto, Ismail Abu Hatab, i cui scatti sono stati in mostra in giro per il mondo per documentare il massacro nel territorio palestinese sotto assedio.
Il bilancio complessivo di ieri è di 95 morti: le forze israeliane hanno bombardato un bar, una scuola e punti di distribuzione alimentare. Secondo l’emittente qatariota sarebbe stato colpito anche un ospedale. Il bombardamento ha raso al suolo il bar e ha lasciato un enorme cratere nel terreno. Secondo il corrispondente di Al Jazeera l’attacco al bar è avvenuto “senza alcun preavviso”. Dal Comitato Internazionale della Croce Rossa arriva il bilancio di almeno 66 bambini morti per malnutrizione nella Striscia di Gaza, affamata dall’assedio israeliano. “La mancanza di cibo colpisce tutti a Gaza, soprattutto i bambini”, ha dichiarato ad Al-Jazeera Hisham M’hanna, portavoce del Comitato Internazionale della Croce Rossa (Cicr) a Gaza. Presso l’ospedale da campo del Cicr a Rafah, che comprende anche un reparto maternità, vengono accolte madri per partorire o per consultare specialisti sanitari. “I loro esami non sono come dovrebbero essere, non sono sani come dovrebbero, a causa della grave malnutrizione che alcuni di loro hanno dimostrato, anche durante la gravidanza”, ha raccontato M’hanna. Il mancato afflusso di aiuti alimentari – bloccati da Israele – ha un impatto “su tutti a Gaza, soprattutto sui bambini che costituiscono la maggioranza di questa popolazione”.”Quest’area funge da rifugio per molte persone traumatizzate e sfollate, offrendo un po’ di sollievo dal caldo opprimente delle tende”. Tra le vittime anche alcuni bambini che partecipavano a una festa di compleanno. Sempre ieri, aggiunge al Jazeera, le forze israeliane hanno effettuato un attacco aereo su un deposito di distribuzione alimentare nel quartiere di Zeitoun a Gaza City, uccidendo almeno 13 persone. Le Nazioni Unite condannano i recenti ordini di evacuazione israeliani che coprono la parte settentrionale e centrale di Gaza, denunciando il fatto che la popolazione palestinese viene stipata in aree sempre più ridotte, non attrezzate per una popolazione così numerosa, già sfollata innumerevoli volte durante la guerra. Circa 150mila persone sono state colpite dal solo ordine di evacuazione di ieri, comprese le famiglie che alloggiano in rifugi per civili già sfollati, ha dichiarato il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric durante un briefing: “Le persone vengono spinte in aree sovraffollate dove già si trovano migliaia di altre persone. Questi spazi sono privi di ripari, acqua e sistemi fognari, per non parlare delle strutture mediche”. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sarà lunedì alla Casa Bianca per colloqui con il presidente Donald Trump, secondo quanto riferito da funzionari americani e israeliani, mentre Washington aumenta la pressione per un cessate il fuoco a Gaza. La visita del 7 luglio, la terza di Netanyahu da quando Trump è tornato al potere a gennaio, arriva dopo che il presidente Usa ha affermato di sperare in una tregua nel territorio palestinese entro una settimana. Il ministro israeliano per gli Affari strategici Ron Dermer dovrebbe visitare la Casa Bianca questa settimana per colloqui preparatori alla visita del capo del governo israeliano. La fine della guerra di 12 giorni tra Israele e l’Iran ha offerto una finestra di opportunità per un’intesa, con Trump desideroso di aggiungere un altro accordo di pace a una serie di recenti accordi da lui mediati. Ma sul campo Israele continua la sua sanguinosa offensiva in tutto il territorio palestinese. La Protezione civile di Gaza dichiara che le forze israeliane hanno ucciso almeno 51 persone solo ieri. Nel frattempo, Trump sembra voler sfruttare gli aiuti americani a Israele per ottenere il ritiro delle accuse di corruzione contro l’alleato Netanyahu. Il presidente americano Donald Trump ha affermato che il processo per corruzione del premier Benjamin Netanyahu “interferisce” con i negoziati sia con l’Iran che con Gaza perché richiede al capo del governo israeliano di comparire in tribunale “mentre è impegnato a negoziare un accordo di pace e a portare via gli ostaggi da una regione devastata dalla guerra”. Così la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, in conferenza stampa. Trump è intervenuto due volte sulla questione nei post pubblicati su Truth la scorsa settimana, chiedendo l’annullamento del processo per corruzione a Netanyahu. Alla richiesta di approfondire i post di Trump, Leavitt ha affermato che il presidente “stava semplicemente sottolineando la sua empatia per Bibi Netanyahu, vedendolo affrontare quello che sta attraversando con il suo sistema giudiziario nello Stato di Israele”. “Chiaramente, il presidente lo sa benissimo. Anche lui è stato vittima di un sistema giudiziario che cercava di metterlo in prigione, ma il presidente Trump ha prevalso”, ha continuato, elogiando Netanyahu per la sua collaborazione con gli Stati Uniti contro l’Iran. Trentasette miliardi e mezzo di euro: è il costo, per difetto, della guerra che Israele ha iniziato a Gaza dopo il 7 ottobre del 2023. Per ognuno dei 633 giorni di conflitto sono stati spesi oltre 58 milioni di euro. A renderlo noto è un’analisi pubblicata dal ministero delle Finanze e riportata da N12. Le cifre dettagliate nel bilancio dello Stato per il 2024, rivelano che dall’inizio del 2025 il Paese ha stanziato 7 miliardi di shakel (1,8 miliardi di ero) per le sole spese civili della guerra, anche prima della campagna contro l’Iran. Questa somma si aggiunge ai 141,6 miliardi di shakel (35,7 mld di euro) di spese di guerra lorde dal 7 ottobre 2023 fino alla fine del 2024. Il ministero delle Finanze non ha però divulgato i costi per la sicurezza della ripresa della guerra nel 2025, compresi i costi di mobilitazione delle riserve per l’operazione Carri di Gedeone e le ingenti spese dell’operazione Leone nascente (Am Kalavi) contro l’Iran. “Alla data di pubblicazione del rapporto, non è possibile valutare e quantificare in modo affidabile l’impatto finanziario della continuazione della guerra della “Spada di Ferro” e dell’Operazione Am Kalavi”, ha spiegato la ragioneria dello Stato. Le spese per la difesa sono passate da 75 miliardi di shakel (19 miliardi di euro) nel 2022 a 168 miliardi nel 2024 (42,5 miliardi di euro) con un aumento di 2,24 volte. Nel 2023, con lo scoppio della guerra in ottobre, le spese per la difesa ammontavano a circa 98 miliardi (25 mld di euro). L’aumento più marcato l’anno scorso è stato registrato nei costi per i militari di riserva: 32 miliardi di shakel, oltre 8 miliardi di euro. Per appalti e le operazioni, che comprende munizioni e attrezzature militari, sono stati spesi 97 miliardi (24,5 mld di euro), circa il 58% di tutte le spese per la difesa. Secondo il ministero delle Finanze, una parte significativa degli appalti israeliani dagli Stati Uniti è stata finanziata dal bilancio statale, e non solo dagli aiuti americani, riferisce ancora N12. Quanto alla percentuale del Prodotto interno lordo, la spesa per la difesa è aumentata dal 4,3% nel 2022 all’8,4% nel 2024.
Israele bombarda l’internet point dei giornalisti, è un’altra strage






